Archive for settembre, 2009

Un giro a Palinsesti – 2

A San Vito, prima sede della mostra Palinsesti, ho visto le opere nell’ex essiccatoio Bozzoli, con l’aiuto di una guida di nome Anna Rita. Mi ha detto che a San Vito c’è un comitato “chiudiamo Palinsesti: cossa xè ‘ste robe inutili de l’arte contemporanea”. Nonostante questo, lei vede il lavoro di guida come una missione: per far capire cosa può esserci di bello nell’arte.

Ho apprezzato molto il video “The Catalogue”, dell’artista Chris Akley. Una ripresa dei passanti nei corridoi di un centro commerciale, tutti identificati da immaginarie “tag”, etichette, che permettevano il riconoscimento automatico delle persone. E dei loro consumi, dei dati del conto in banca, della tessera sanitaria…
Inquietante tanto quanto realistico.

A San Vito, poi, ho visto la mostra “Arte e propaganda, fotografia sovietica degli anni 1920-1940″. In alcune foto c’erano dei volti cancellati, graffiati con delle righe di una lama. Le didascalie dicevano che i soggetti mancanti erano stati oggetto della repressione.


reversed drawing #2
the catalogue - tags the catalogue - personal inventory
ragazza Dzhigit
atlete nella Piazza Rossa Repressione

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Un giro a Palinsesti – 1

Palinsesti è un evento di arte contemporanea presente da dieci anni che si sviluppa su più sedi: Pordenone, San Vito al Tagliamento e Udine. Domenica scorsa sono andata in treno-bici a vedere le esposizioni nelle prime due località.

A differenza degli altri giri in bici, non ho studiato il percorso: l’ho cercato lì per lì. Per il tratto da Pordenone a S. Vito, ho acchiappato un ciclista a cui chiedere come evitare le strade trafficate. Mi ha attaccato un bottone! Però mi ha dato indicazioni buone: Fiume Veneto, Cimpello, Bannia.

Ho cercato in tutti i modi di evitare la statale, intrufolandomi quando potevo sullo sterrato. E ho imparato una nuova legge. Sono molte le strade e pochi i ponti. Come ha detto il contadino: “Puoi anche passare di qua attraverso i campi, ma poi trovi l’acqua”.

merenda a Pordenone il ponte sul Meduna latte fresco self service ex essiccatoi Bozzoli

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Carluca, Luca e il mojito

Che sera, l’altra sera, con i nostri amici CarLuca&Luca.
Era la notte dei ricercatori, e si vedevano in piazza vecchie conoscenze dei tempi dell’università.
Ci siamo presi un gelato, ed un mojito, in compagnia.
Gesto istintivo: la seconda pallina di gelato non mi piaceva. L’ho buttato. E via.
Primo brindisi: “ai ricercatori, o, come digo mi, a quei che se zerca!”
Secondo brindisi: “cin, anzi, cian!”.
La recensione delle avventure “un po’ bizzarre” del nostro amico che era finito in un consesso incomprensibile di psicologi-filosofi ci ha piegati in due dalle risate.
Non si può dimostrare tutto con causa e effetto, no?
Impossibile tradurre tutti i dettagli del suo racconto, non valgono nulla senza la sua interpretazione. Posso solo dire che era: agghiacciante, devastante, totalmente random, atrox e fighissimo!!!

un bonsai morto mojito mojito
lucaluca

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E’ nato con la camicia prima l’uovo o…

Adoro l’uovo in camicia, l’ho già detto. E’ in effetti un modo di cucinarlo leggerissimo e saporito: il bianco si fa soffice e vaporoso, il rosso può restare alla coque.
Però non è facile, ci vuole un po’ di tecnica. C’è sempre il rischio che si sbatocci tutto, che si perda mezz’ora a recuperarne i frammenti sparsi in acqua.
Dopo una raccolta di indizi qua e là, sono riuscita finalmente a fare l’uovo in camicia perfetto. Non so se mi riuscirà di nuovo, ma dato che il metodo che ho usato è ormai scientifico, credo che funzionerà ancora.
Ecco riassunta la sequenza.

- Bollire l’acqua in una pentola grande.
- Aggiungere una goccia di aceto.
- Far girare l’acqua in un vortice molto veloce.
- Rompere l’uovo al centro del vortice.
- Spegnere il fuoco e lasciar sfreddire l’acqua giusto un po’.

In effetti l’ultimo trucco era quello che mi mancava: se si spegne il fuoco, si ferma il movimento d’acqua dell’ebollizione.
La camicia di bianco attorno al rosso d’uovo si è formata subito, del tutto simmetrica e compatta. Solo da un lato era rimasta una punta che sporgeva: una camicia a forma di goccia, che continuava a girare su sè stessa. Una camicia adatta al ballo dei dervisci rotanti, con le loro vesti paraboliche.

l'uovo in camicia

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L’importanza di arrivare prima

Sto leggendo un libro di Roberto Reale, Ultime notizie, che avevo preso tempo fa al festival del documentario di Pordenone. Poichè non riuscivo a scegliere tra due dei suoi libri, non ho resistito: li ho presi tutti e due.
Ho cominciato dunque con questo. Non so ancora dare una recensione definitiva, perchè devo vedere le impressioni che mi darà quando lo avrò finito. E’ a tratti ripetitivo, ma mi ha già regalato un paio di perle, per cui non posso fare a meno di citarle qua.

“E’ l’attenzione, non l’informazione, la vera risorsa limitata” (tratto da un documento del Pentagono)

“I canali all news (…), con la loro tempestività, riescono a condizionare l’interpretazione degli eventi”.

ultime notizie

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HSH Chapter 3 – ricerche d’archivio

L’altra mattina sono stata al Catasto, a vedere le piantine storiche dell’appartamento su cui abbiamo puntato la nostra “bandierina”.
Devo dire che la piantina del ’73 (realizzata a penna su carta millimetrata trasparente, con tratti non rigorosamente paralleli) era palesemente stata ottenuta ricalcando da un disegno precedente (magari quello del Tavolare).
La migliore mappa, invece, è quella del progetto costruttivo di origine depositato nel 1904 all’Archivio Tecnico del Comune: quelli sì che erano disegni!

Quando mi stavano consegnando la visura catastale storica, allo sportello vicino a me si è svolto questo scambio di battute. Un tipo si avvicina a un addetto (forse di sua conoscenza) saltando la fila:

A: ciao, scusa, posso chiederti una cosa?
B: sì, ma non con quel tono!
(tutti si voltano con sguardo di riprovazione per il richiedente, che in realtà aveva un tono normale, ma ormai era stato messo sotto la lente d’ingrandimento)
A: ti ho portato questa carta…
B: sì, ma no pianzer!…
(a quel punto “A” non ha più provato a dire altro, tanto ormai la stigmatizzazione era fatta…)

Chissà quante ce ne sono, di formulette come queste che sanno mettere in soggezione, nel repertorio di chi lavora allo sportello!

pianta del 1904 pianta del 1973

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“Sogno mica tanto divertente, un poco horror-fantasy”

Franci l’altro giorno era a casa, con l’influenza. Proprio per il suo compleanno! Sono andata a trovarla la sera e il pomeriggio successivo. La mattina mi ha mandato un messaggio, che diceva esattamente così:

Stanotte ho sognato che dovevo attraversare un bosco, una lunga camminata di due ore. E c’erano dei peluches a forma di animali, che se li toccavo mi rincorrevano! Allora trovavo un monitor tipo videogioco e capivo il senso del tragitto. Ogni animale che evitavo erano tot punti che io accumulavo, e pure il percorso era tutto accidentato, con tronchi appesi al cielo (!!), paludi, colline verticali da scalare, armadi entro cui entrare pieni di questi peluches che non potevo toccare…
Alla faccia della febbre!
Mi sono svegliata, e non ti dico come ho guardato perplessa l’orso accanto al mio letto…

orsetto

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Fiumi, fichi, biscie e vele

L’altra domenica sono tornata su per le colline di Roiano, per continuare l’esplorazione dei rivi semi nascosti. Ho preso il tram per salire, e poi mi sono calata giù per via Moreri e per via Sottomonte.
Villette nascoste, profumo di more, fichi, susine in fermentazione.

Papi dice che la via Sottomonte è più buia delle altre della zona.
Poco più sotto di Piscianzi, il rio Montorsino è percettibile appena come rumore, è basso e inoltrato nel bosco. Ho provato a sporgermi per vederlo, ma una biscia gli faceva la guardia. Si muoveva lentamente, era rimasta appisolata al freddo per troppo tempo. Quindi papi aveva ragione.

Solo più in basso, ormai alla base di via Moreri, ho rivisto l’acqua, ma dell’altro fiume, quello che accompagnava i sonni della mamma appena arrivata a Trieste; era di nuovo il rio Rosani, il rio che avevo visto in vicolo delle Rose alto.

via sottomonte la biscia del fiume uva o bacche? ciao cavalletta!
complementari al lato della strada foto di Franco Pace Le vele

Poi ho continuato la passegiata in città, e sono andata a vedere la mostra fotografica al Salone degli Incanti: Le vele di Franco Pace.
Grandi stampe di oltre un metro e mezzo ciascuna, forme d’acqua, cielo e tela. Un forte impatto. E’ bravo, ovviamente. E si stupisce anche lui.
Chi fa fotografia non può non conoscere il senso della meraviglia.

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Passato e futuro

Oggi sono stata a casa col raffreddore (come pure il resto del wekend, che bel).
C’è Franz alla radio, che tira fuori vecchi pezzi di Kurt Cobain. Ascoltare quei pezzi è come aprire vecchi bauli. Musica che mi accompagnava quando disegnavo, e avevo 16 anni.

Ieri ci ha chiamati Puc, il nostro testimone.
Puc, che noi chiamiamo “il mediatore” per le sue spettacolari doti di realizzazione, ha deciso in tempi brevi di sistemarsi a Milano. Questo ci fa pensare che, se anche noi ci concentriamo sul mattone in tutta sicurezza, allora vuol dire che siamo sulla buona strada: le intuizioni precoci di Puc sono sempre buone.

Mi viene in mente l’ultima sessione di Monopoli giocata con Carluca.
Carla ci aveva avvertiti che giocare con Luca sarebbe stato un tormento, e aveva ragione.
Luca aveva stravinto, e la maggior parte della partita era stata dedicata a stiracchiare più a lungo possibile le compravendite con lui, che faceva i prezzi quasi come voleva: la nostra soddisfazione rimaneva in quel piccolo “quasi”. Però, ad essere realisti, a poco valeva rallentare la dolce fine: erano le prime rapidissime mosse quelle che avevano fatto la differenza.

Guardiamo le cose come stanno: i tempi di oggi sono quelli del Monopoli.
Le sensazioni viscerali che il Monopoli ti dà sono molto istruttive.
La cosa importante sta nel tener d’occhio molto presto gli equilibri. Il lato finale sbagliato della partita, quello da evitare fin dall’inizio, non è così lontano.
Ma è normale che siano i giochi degli anni ’30 a insegnare le cose?

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Cose che di solito non si vedono – grigio

Ecco fatta la settimana delle foto strane.
Non poteva mancare, in questa serie, l’omaggio all’acqua. Quale fonte d’immagini poteva essere più mutevole, per variazione di stato e creazione di forme?

L’arcobaleno dopo la pioggia dalla stazione: ok è un classico, ma è sempre un’immagine che fugge.
La scia di un moto d’aria nelle nuvole, come una cucitura vista dall’aereo.
Gli aghi di pino che formano una tessitura a tutte “V”, nello strato ghiacciato sul suolo.
Le bolle d’aria rotonde sotto il pelo delle pozzanghere gelate.
I menischi arrotondati nel ghiaccio, in cui lentamente si può sprofondare.
I festoni che il ghiaccio forma, ad ogni strato di gelata successiva.
La foto macro di un soffione in trasparenza, è uno di quelli giganti.
Le deformazioni del riflesso d’erba che sbuca dallo stagno di Colludrozza, ancora una volta, li volevo rivedere.

arcobaleno in stazione nuvole cucite ice texture bolle d'aria
menischi di ghiaccio mantovana di ghiaccio soffionegigante menischi magici4

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