Archive for agosto, 2009

Recensioni libri

In quest’ultimo periodo mi son ritrovata a girare per le librerie con Dado quasi ogni giorno. Ho comprato diversi libri alla settimana, ho ricevuto dei volumi in regalo o in prestito, oppure ho pescato a casa nella coda di lettura (ce n’è ancora qualcuno dalla lista nozze che attende di essere letto).
Molti di questi lavori sono entrati a far parte del mio bagaglio sulla visione del mondo e mi hanno fatto venir voglia di ulteriori approfondimenti.
Ora mi ritrovo con un arretrato di recensioni che meriterebbe fare, tale da rischiare di non riuscire a far giustizia a tutti. Ma insomma, cominciamo.

Uno dei saggi che ho letto di recente, che si è fatto divorare di gran corsa, al punto che potrebbe essere confuso con un facile “libro per l’estate” se non fosse per la ricca bibliografia in calce, è il seguente.
Come decidiamo“, Johan Lehrer, Codice Edizioni.

Innanzitutto si occupa di sfatare, con il supporto delle neuroscienze, alcuni falsi miti su quello che la nostra tradizione ci dice dei meccanismi di decisione.
Scelte razionali, scelte dettate da una base emotiva, e contesti in cui le une o le altre sono più adeguate o al contrario vengono abilmente ingannate. Al giocatore di poker tutti i profili possono servire.
“Questo libro parla di me”, mi sono detta. Ma probabilmente è facile per chiunque ritrovarsi in molti dei meccanismi presentati, in modo più o meno marcato.
Non manca l’invito ad osservarsi mentre si effettuano delle scelte, perchè c’è continuamente da imprarare. Cito dal testo: “il fisico Nielh Bohr una volta definì un esperto come una persona che ha commesso tutti gli errori che si possono fare in un campo molto ristretto”.

lehrer

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HSH Chapter 2 – una “tipica casa triestina”

Stamattina ci siamo svegliati finalmente entrambi in piena aria di vacanza. Io sono di nuovo in ferie A PARTIRE DA oggi, mentre Dado era in ferie questa settimana FINO AD oggi: abbiamo avuto giusto giusto un minimo di sovrapposizione, un giorno.
Come lo abbiamo utilizzato? Per fare delle ricerche negli archivi del Catasto e del Tavolare!

Abbiamo trovato diverse informazioni sull’appartamento di cui ci siamo interessati. Qua sotto cito l’estratto di una relazione controfirmata (guarda caso!) proprio dalla nostra amica Rossella.

“L’edificio testimonia l’affermarsi a Trieste di una delle componenti della corrente stilistica Liberty e conferma la diffusione di questo stile concretamente europeo nella città. Importante sottolineare come il palazzo si collochi, quale elemento euritmico ed irrinunciabile, nel contesto di una estesa zona, fra le più architettonicamente omogenee della città, qualificata da eleganti edifici, che testimonia la declinazione Liberty nell’ambito della tradizione costruttiva triestina espressa in particolare nel corso del primo decennio del Novecento. Per queste ragioni si ritiene che il palazzo in oggetto debba considerarsi un bene culturale di notevole importanza, e perciò degno di particolare tutela secondo quanto previsto dal Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.”
(Ministero per i Beni e le Attività Culturali, “Relazione Storico Artistica”).

Altre conferme sul fatto che si tratta di una “tipica casa triestina”, le abbiamo trovate nella recensione della mostra fotografica sul Liberty, così come anche nel libro di Fabio Zubini della serie sui rioni di Trieste:

“A Trieste”, ha sottolineato Barillari, “il Liberty si sviluppa in particolare dal 1902 al 1908. (L’anno di costruzione dell’edificio suddetto è infatti il 1906, NDR).

Ora sappiamo tutto della ditta di costruzione e della successione dei proprietari fin dai tempi dell’Impero Austroungarico.
Le prossime tappe saranno: ritorno al Catasto, visura del progetto originario all’Archivio Tecnico del Comune, e così via.
La ricerca storica continua.

tavolare data di costruzione

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I segreti della centrifuga

Durante il weekend spesso ci dedichiamo alla preparazione delle centrifughe di frutta. Ne surgeliamo alcune porzioni, così abbiamo la scorta per tutta la settimana. Sì, lo so che sarebbe meglio averla sempre preparata di fresco, ma vi sfido poi a lavare tutto l’ambaradan della centrifuga ogni volta da cima a fondo. Meglio far man bassa di frutta in una volta al baracchino, e assicurarsene la disponibilità a colazione ogni mattina.

Questa settimana (stavolta di lunedì) abbiamo preparato delle combinazioni mela-kiwi-pesca-uva. Sono tutti e quattro frutti che rendono bene.
Ce ne sono certi che vengono meglio e altri meno, e questi quattro sono da successo assicurato. Il melone, per esempio, secondo me sa di poco: non vale la pena.
Dipende però anche dallo stato di maturazione. Va evitata la frutta troppo matura che sta per “andarsene”, perchè durante la centrifuga si ossida definitivamente e può anche rovinare il risultato complessivo. Mi ricordo ancora di una anguria acquosa che, una volta triturata, emanava odore di zolfo…

centrifuga in azione mela e amoli pesca e uva centrifuga di frutta con etichetta

Oltre alle già decantate doti della mela che può far sempre da base, ho scoperto che anche il kiwi è un ottimo elemento da tenere sempre a disposizione. Ne preparo una piccola scorta centrifugata a parte (quattro kiwi bastano e avanzano per tre chili di frutta), e poi ne aggiungo un fondo ad ogni bicchiere.
Il kiwi esalta il gusto rendendolo un po’ più aspro e vivace (spesso le centrifughe sono molto dolci perchè viene separata la fibra che attutisce il gusto; proprio questa dolcezza è uno dei segreti del loro successo).
Ma soprattutto il kiwi, in quanto acido, agisce da anti ossidante: ecco allora che la centrifuga non cambia subito colore ma rimane chiara, e si conserva meglio. Al momento ho provato che si mantiene bene in frigo anche fino alla mattina dopo: il gusto rimane fresco, non alterato. Una delizia.

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HSH Chapter 1 – ceralacca adventures

Questa domenica, durante il viaggio di ritorno in treno dalla montagna, ci siamo messi con calma a guardare assieme gli annunci su “il mercatino”. Lo spazio raccolto dello scompartimento ci evitava distrazioni, e così abbiamo avuto tempo per immergerci nella lettura, commentando insieme ogni annuncio. “Guarda qua!… leggi questo!” Ad un certo punto abbiamo adocchiato degli annunci relativi ad appartamenti che ci sembravano piuttosto interessanti… E da lì è improvvisamente partita una ricerca intensiva.

Già durante il viaggio in treno, Dado ha cominciato a usare a tutto ritmo la connessione internet sul telefonino per verificare i documenti.
Io telefonavo a casa per approfondimenti da parte degli esperti di famiglia.
Le ricerche procedevano in tempo reale (tornando a casa abbiamo trovato un messaggio cartaceo del papi che, insieme agli amoli, ci portava ulteriori notizie).
Appena smontati dal treno, siamo subito andati in bici a controllare.
Abbiamo addirittura trovato una signora che ci ha aperto il portone cortesemente per farci visionare in anteprima il vano scale e la corte interna!
La sera abbiamo continuato a studiare l’argomento fino a notte fonda.
La mattina dopo Dado è partito in missione (che fortuna, per lui era un giorno di ferie!). Corsa a perdifiato per acchiappare il treno compresa!
Io mi sono immersa in una febbrile ricerca di numeri di telefono non più usati da tempo.
Nel frattempo, sono giunti vari contributi. Ambra aveva portato la ceralacca (che di lunedì mattina era un po’ difficile trovare avendo i minuti contati), Rossella aveva fornito delle spiegazioni sulla sovrintendenza ai beni culturali, e mamma aveva ricontrollato le sue esperienze simili.

Insomma, a quanto pare… in meno di due giorni ci siamo procurati lavoro per tutto l’anno prossimo! Staremo a vedere…

vendesi vano scale vano scale ceralacca

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Occhio al meteo!

Sabato pomeriggio, come da programma, arriviamo col nostro treno-bici a Valbruna.
La sera c’è in programma una cena con AleBibiDodo. Grande mangiata: Dado chiude dopo il dessert con un bicchierone di “latte e VOV” su cui deve impegnarsi al massimo!

Domenica mattina dovremmo metterci in cammino sulle bici, ma facciamo colazione pigramente, Dado compra dolcetti freschi e sciroppo al sambuco, e torniamo a giocare a palla con Ale nel prato; lui però sembra più attratto dalle margherite gialle da strappare, le coglierebbe tutte!!!
E così iniziamo la pedalata che è già mezzogiorno. Sappiamo di avere poche ore di autonomia, perchè la previsione dice pioggia per la seconda metà della giornata.

il verde di Valbruna Ale Dado e Dodo Dado creativo Dado e il mega latte
Ciclovia Alpe Adria la sagra di Coccau Pioggia forte alla sagra Paola con le nuvole basse

Da Valbruna si imbocca la pista ciclabile Alpe Adria presso la stazione dei treni (più comodo di così…). Scegliamo il tratto verso il confine austriaco, attratti dall’idea della sagra di Coccau.
Il percorso ciclabile è perfetto, asfaltato e nel verde, con lieve pendenza, in quanto tratto dalla ex ferrovia di cui sono rimaste anche le antiche stazioni a vista.

L’ultimo pezzo si fa più vario, salite e discese e ponti sui torrenti “tipo Pis’cianzi”, tra cui una erta che gira su a sinistra col cartello “sagra”, ma che scartiamo, perchè non ci sembra la nostra (o perchè era troppo pendente in salita, sai com’è, il retro-pensiero…). E invece qualche chilometro dopo, arrivati al confine di stato, scopriamo che era proprio lì che dovevamo girare.
Poco male. Un po’ di strada in più, un’arrampicata puntando al campanile della chiesa, un intrufolamento errato ad un festino privato (“scusi, scusi, le bandierine facevano tanto sagra…”), e finalmente scorgiamo il capannone della sagra di Coccau.
Ben fatta! Musica folk carnico-carinziano, salsicce frico e polenta, e ovviamente un buon appetito post arrampicata.

Ci mettiamo comodi sui tavoloni, quando sentiamo un gran brontolio e subito dopo… BRAMMM! Arriva lo scroscio a mega-doccia sulle falde del tendone. Piove proprio bene! La sensazione è strana, con tutto questo rumore d’acqua. Un misto di fascino e di reverenza, perchè son belle le colonne d’acqua che scendono a margine tenda, ma possiamo sempre immaginarci ancora in bici e senza un tetto per la testa nei dintorni.
Bon che avevamo messo già bici e bagagli al coperto, e che l’attesa in un posto al riparo permette una migliore digestione…

Quando ripartiamo nel pomeriggio, il sole è di nuovo caldo e fa alzare il vapore dalla strada. Facciamo tutta la tratta a ritroso fino a Valbruna dove attendiamo il treno, e possiamo dire che anche per questa volta la pioggia l’abbiamo scampata.

Gli aneddoti da stazione e da treno, però, non sono finiti: ci aggiorniamo alle prossime puntate…

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Tutto iniziò con un SMS…

Venerdì scorso, appena era iniziato il weekend, ho mandato un messaggino ad AleBibi&Dodo:
“Come va? Cosa fate questo weekend? Ci vediamo?”

Mi risponde Barbara:
“Ciao, non vi ricordavate che eravamo partiti per la montagna? Siamo a Valbruna da mercoledì e ci rimaniamo fino a mercoledì prossimo. Volete venire a trovarci? Baci”

A quel punto, cogliamo la palla al balzo. Controlliamo i percorsi treno bici, e scopriamo che la zona è servita benissimo. Il treno regionale “Minuetto” arriva fino a Tarvisio Bosco Verde, è diretto, porta le bici, e ferma proprio vicino ai nostri amici. Inoltre la zona è piena di piste ciclabili, tra cui la rinomata ex ferrovia Alpe Adria messa a posto di recente.

Con l’aiuto di Dodo che ci ha trovato un posto dove pernottare, il nostro weekend monti-bici-e-amici è organizzato.

Pronti, attenti, via, arriviamooo!

verso Valbruna trenobici Stazione di Valbruna Ale ravvicinato

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Aria d’estate

Ieri siamo andati a cena fuori con i nostri amici Carluca, passando tutta la serata all’aperto. Abbiamo fatto una raccolta di idee balzane, e di aneddoti storici per ciascuno di noi.

“Io una volta tenevo i capelli spettinati con i groppi, e mi opponevo allo strapotere dei Take That!”
“Io ho avuto la fase da metallaro” (roba da non crederci)
“Io fregavo le camicie di mio papà, anche se mi stavano larghissime!”
“Io giocavo a pallacanestro tutto il giorno, tutti i giorni, e non combinavo nient’altro!”

Ovviamente non dirò a chi vanno attribuiti questi aneddoti, anche se non è difficile indovinare…

le bici sempre con noi il mojito del Dado Paola e Carla
Dado presso S.Antonio mangiar fuori ne sono rimaste solo 10

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Imprevisti

Stasera abbiamo dovuto lavarci i denti con la pentola d’acqua e il bicchiere.
Oggi c’è stata una perdita d’acqua dalla conduttura della nostra via, hanno visto l’acqua uscire dall’asfalto in pieno pomeriggio. Quando siamo arrivati a casa i lavori della squadra di pronto intervento erano già abbastanza avanzati, però l’accesso all’acqua era ancora bloccato e quindi non potevamo farci la pasta. Siamo direttamente andati in pizzeria.

Per la notte ci siamo fatti una scorta d’acqua alle due torrette che sono state messe a disposizione ad inizio e fine via: l’abbiamo raccolta nelle pentole e nei secchi, “come ai vecchi tempi quando si prendeva l’acqua in fontana”, ha detto Dado.

Mi sono fermata a parlare con i tecnici del pronto intervento. “Anche io faccio parte di una squadra di assistenza tecnica” ho detto loro, per familiarizzare. Avevano delle belle cartine delle condutture di tutta la zona, robuste e plastificate. “Per quando si lavora sotto la pioggia”, mi hanno spiegato, “e succede spesso”. La nostra conduttura aveva diametro 100, e una pressione d’acqua di cinque-sei bar. In certi casi la pressione è ancora di più, e l’acqua riesce a spaccare l’asfalto, e a uscire in zampilli alti anche dieci metri. Cambieranno almeno tre metri di tubo, mi hanno detto, dato che hanno trovato quattro-cinque buchi, altrimenti avrebbero tappato la falla direttamente sul posto.

Il martello pneumatico e l’escavatore sono ancora in azione. Ho visto che la benna ha un foro sul fondo del cucchiaio, per fare colare giù l’acqua che si mescola continuamente alla ghiaia del fondo strada. “Quando apriamo il manto stradale, manteniamo l’acqua in pressione per far sì che continui ad uscire, e che non entri il ghiaino nel tubo attraverso il punto di rottura: una volta la ghiaia è riuscita ad entrare nella conduttura e ha tappato tutto per un’area piuttosto grande, un pasticcio”.

Abbiamo continuato un po’ a parlare di soluzioni teniche e di organico degli operativi, e poi sono tornata su, a sentire il rumore dei lavori da dietro la finestra. Prima di andar via, però, il tecnico mi ha stretto la mano. Si capisce, quando si incontra uno che parla la stessa lingua…

lavori Acegas per la via Dado col secchio alla fontana lavarsi i denti con pentola e bicchiere

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Disegnare è un gesto istintivo

le mani del Dado

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Libri, gelati, bici e tritoni

Venerdì pomeriggio, finalmente inizia il weekend. Finisco il libro di Todorov, che mi ha prestato papi, camminando verso casa. Mi fermo per un gelato da Toni Lamponi: beccata in atteggiamenti da lettrice accanita, Toni mi attacca bottone, pieno di storie. Mi offre in prestito un nuovo libro, scritto da una sua amica, giornalista triestina: Francesca Longo. Accetto.
Mentre Toni mi racconta dei suoi mille lavori, vedo Arjuna passare in bici, lo fermo, “Dove vai?” “Vado da Max”.
Anche Dado è da Max, in officine Dada, e lo vedo spuntare da là come una marmotta con la sua maglietta gialla. Ci guardiamo da tre punti della via (Arjuna in bici, Dado ed io) e facciamo una triangolazione su quello che è il nostro territorio…

Sabato mattina, il libro nuovo si fa leggere d’un fiato, sono già verso la fine.
Decido di finirlo in bosco. Vado verso il tram, e me lo vedo passare sotto il naso… Scatto, il conducente mi vede, dopo una corsetta in salita riesco a prenderlo alla prima fermata.
Appena salgo sul tram, noto una serie di teste bianche cotonate che si girano verso di me, e mi sorridono… in molti fanno cenni di soddisfazione per il fatto che alla fine il tram l’ho preso, anche dei turisti svizzeri, e una nonna che mi strizza l’occhio.
Arrivo al parco di villa Giulia, e finisco il libro davanti allo stagno, mentre le libellule si inseguono in rapidi otto volanti e i tritoni si mimetizzano.
Lo restituirò ad un incredulo Toni il giorno stesso, già attrezzata con due nuovi volumi presi da Asterios freschi freschi.

gelato susine e lamponi Dado coi gusti migliori i lamponi originali il libro di Toni
lo stagno di Villa Giulia Ilibellula girino e tritone rana sullo stagno

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