Archive for luglio, 2009

Non ci posso credere, ho perso tempo su Facebook…

Sabato mattina.
Piove forte, dopo una settimana di sole è arrivata la nuvoletta dell’impiegato.
Ci mettiamo a poltrire e a parlare fitto fitto.
Poi la spesa, le chiacchiere col boteghèr, la pappa (e il poRRo mi resta un po’ indigesto).

Sabato pomeriggio.
Piove forte, tanto vale fare un pisolino sul divano.
La giornata ormai è andata, va bene anche così, a tutto relax.
Però non credo che mangerò la seconda porzione della torta al poRRo anche per cena…

torta al porro

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Musica Déja nel verde per noi

Musica, maestro! musica verde foto nel verde nel blu e nel vento

Domenica scorsa siamo stati impegnati con un appuntamento atteso da un po’. Avevamo in programma una giornata fuori città, con i nostri amici artisti Andrea e Serena, per una raccolta di foto e una cenetta.

Il pomeriggio era ancora da avviare, tra un bagno di sole e gli insetti dell’estate, quando ad un certo punto ci siamo resi conto della nostra fortuna: mentre noi eravamo alle prese con l’obiettivo, i nostri amici cantavano e suonavano, e quindi si stava dispiegando nel verde tutto un concerto: che privilegio!
La sera è stata più raccolta, con una cena assai gustosa! Serena ha preparato una  minestra di gamberetti e zenzero, una pasta al ragù per Dado, seguita da soffici polpette di tonno (l’ingrediente segreto non lo svelo, anche se vorrei…), e da un dessert a forma di mini anguria gentilmente offerto da Luisa.
Il tocco finale è arrivato verso mezzanotte, quando stavamo tornando a casa dopo un’oretta di strada in auto: Andrea ci ha mandato un messaggino con cui controllava se eravamo già tornati, mentre lui finiva di lavare i piatti, e ci augurava la buonanotte…

Grazie dell’ospitalità, a presto Dèja!

minestra di gamberetti e zenzero cenetta da Andrea e Serena

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Un pezzo di Woodstock a Trieste

Ieri sera, quando siamo usciti, l’aria era tiepida e speciale. Le persone si riversavano in strada, gli autobus si facevano attendere, con ritardi di oltre venti minuti. Era il traffico sulle Rive, dovuto all’organizzazione del concerto.
Abbiamo deciso di fare un pezzo a piedi.
Arrivati al molo, abbiamo visto le barche che si radunavano, per godersi lo spettacolo da una posizione privilegiata. Ottima idea, perchè, anche a passarla sul mare, era una serata stupenda.
I gabbiani volteggiavano sopra Piazza Unità. Ali bianche sul fondo blu, illuminati dal basso, procedevano in voli circolari e costanti, evidentemente non a caso. Chissà se sentivano le vibrazioni provenienti dalle casse, trasmesse nell’aria fino a lassù.

Santana a TS - 2 Santana a TS - 3 Santana a TS - 4 Santana a TS - 1

Per chi non avesse visto il concerto di Santana ieri sera, ecco a questo link un video fatto da Dado che aveva una macchina fotografica dotata di un buono zoom.

Città in festa Santana a Trieste

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Le delizie attorno a casa

Stanotte ho sognato che andavo a provare la nuova gelateria che si trova in piazzetta Belvedere, consigliata da Francesca.
Facile realizzare questo sogno: oggi a fine pomeriggio ci sono andata! E’ effettivamente un posto particolare, che fa il gelato artigianale veramente preparato a mano. Gusti insoliti: fico e liquirizia, per esempio, e devo dire: meritavano! Quindi ci tornerò: Toni Lamponi, a presto!

Poco dopo sono passata in Officine Dada, da Max, e l’ho trovata piena di bici. Max mi ha detto: “Sto facendo uscire l’uomo di Neanderthal che è in me”. Stava raddrizzando un cerchione a colpi di mazzetta (garbati, devo dire).

A seguire son passata in giardinetto, e poco dopo ho sentito un fischio di Dado che mi raggiungeva: ovviamente stava passando proprio di là!

Ora è arrivato il momento clou della serata: il concerto di Santana in piazza Unità, è il momento di uscire, andiamo!

fico e liquirizia toni lamponi officine Dada le rose del giardinetto

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Mini ritrovo di classe

Lo scorso sabato, in occasione del rientro di Siro, c’è stato un mini ritrovo di classe estivo, in versione classica: gelateria.
Ci siamo incontrati in seconda serata, all’uscita dal cinema del prof Dave Martins, e io pensavo che fosse troppo tardi per me, che già cascavo un po’ dal sonno. Invece mi sono divertita un sacco come sempre, e questo mi ha tenuta sveglia fino all’una. Ci si è messo pure Manuel, che cercava di far venire la “ridariola” al prof Dave, e ci riusciva benissimo, in piena apparizione della “vena umoristica” sulla fronte del prof…
Per esempio c’è stata la raccolta delle frasi ripetute in triestino, della serie “rèpete rèpete”, citate di recente anche in un articolo del giornale on line bora.la (su cui, by the way, segnalo il fatto che ha scritto anche Dado, e la sua recensione si è collocata in testa alle classifiche di visita!).
Giusto per capirci:

FE’ STA FESTA?

LASCIA L’ASCIA, ACCETTA L’ACCETTA!

MA LA GA MALAGA?
NO, CIOL LA NOCCIOLA!

LI’ DEL LIDL
COIN VOL GENTE COINVOLGENTE

e, per concludere in bellezza, eccone una meno nota gentilmente offerta da Manuel:
TRE MENDICANTI INCIDI TREMENDI CANTI IN CD!!!

compagni di classe

Il resto del discorso si è concentrato su temi più attuali.
Storie da esami di maturità: la versione odierna è un pout-pourri.
Come Faccialibro compete con Twitter: è emerso che tra i nostri contatti su Facebook è possibile trovare gente insospettabile, anche preti di una certa età…
Come funziona in realtà lo scarto dell’industria alimentare, per esempio destinato alla cosmesi. E lì mi sono detta, “cavolo, chissà quanti wurstel mi sono spalmata sulla faccia in questi anni?”…
Infine, come cucinare cose facili e veloci anche stando poco a casa. Mi sono annotata mentalmente la ricetta di Manuel, il rotolo di pasta sfoglia col porro, che al più presto proverò!

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Com’è andata

Lo scorso venerdì, come anticipato, ho preso parte ad una tavola rotonda sul tema “Elogio dell’ascolto e dell’autocritica”, promossa da Edi Kanzian.
Lo spazio era informale e raccolto, si trattava della sala colazioni dell’hotel Joyce che, come mi hanno detto alla reception dell’adiacente hotel Urban, viene spesso messa a disposizione del professor Kanzian per le sue iniziative. Piccola com’era, l’avevamo riempita subito, con una manciata di amici e parenti chiamati per l’occasione…

I partecipanti invitati a parlare erano otto, ben di più di quelli anticipati nella prima lettera: evidentemente Edi aveva tentato l’overbooking. Il tema principale alla fine è stato quello dell’ascolto, che a quanto pare piaceva di più a tutti quanti. E devo dire che mi sono appassionata anche io ai discorsi che mi hanno preceduto, e vi ho trovato numerosi spunti correlati a quello che conoscevo sull’argomento.

il suono della fisarmonica di Fabio Zeno e giappone

Giulio Pituzzi, laureato in antropologia, ci ha parlato dell’utilizzo dell’ascolto nella relazione di aiuto, come quando si traveste da clown per i bambini ammalati.
Henri Dissake, batterista proveniente dal Camerun, è partito dalla teoria dell’informazione di Shannon, ricordando come l’ascolto preveda un feedback, un ritorno inviato alla sorgente che emette l’informazione: il musicista che suona dal vivo riceve sempre un riscontro dal pubblico; però oggi ci siamo abituati alla strana condizione di chi ascolta un cd e non può interagire in tempo reale con l’autore della musica…
Ennio Urini, psicologo, ha sfidato il pubblico con aforismi paradossali e complessi citati dal pensiero di Lacan, attirandosi non pochi rimbrotti (per darvi un’idea, Lacan è uno che dice cose come: “Dio è morto, e non lo sa…”).
Anna Piccioni, docente di italiano, si è contrapposta sottolineando l’importanza del linguaggio chiaro, come quello che lei deve utilizzare per farsi ascoltare e capire dagli studenti.
Tetsutata Suzuki ci ha raccontato come un collegamento di eventi lo ha portato dal Giappone a Trieste per gli studi di sociologia. Ha portato l’ultima pagina della coscienza di Zeno, che gli era stata consigliata da Edi in un incontro al tergesteo, e l’ha distribuita a tutti i presenti corredata di note ed ideogrammi.

Fabio Zoratti, musicista di strada, ci ha deliziati con due pezzi di fisarmonica, e con alcuni interventi chiarificatori. “Ghandi di lunedì non parlava”, ha citato, osservando che quando ci si mette nella disposizione d’ascolto di chi sa che non parlerà, sarà più facile ascoltare, perchè la mente non sarà distratta dall’impazienza di chi si preparara al proprio turno di parola.
Emiliano Bazzanella, che ha parlato per primo, ha presentato il pensiero filosofico del periodo in cui si cominciava a parlare dell’ascolto. Dapprima l’attenzione era concentrata sulle proprietà della vista (e della azione “attiva” del chiarificare e del mettere in luce, secondo la “fotologia”), e solo in seguito è subentrato il filone sull’ascolto, visto come un momento passivo, di ricezione aperta.
Per contrapposizione con la passività, è invece tornato in più occasioni il tema dell’ascolto attivo, quello che non solo interagisce con l’interlocutore, ma anche lo influenza, in modo potente. Questa era una parte che avevo descritto io, memore del corso di “ascolto” che avevo frequentato l’anno scorso. Comunque ho presentato anche un aneddoto da ingegnere: un paio di settimane fa sono stata invitata ad ascoltare il suono del motore dell’ape di papà, motore che purtroppo faceva rumori strani, che poi si sono rivelati essere dovuti ad un grippaggio del perno di testa biella… come consolazione, ho chiesto al meccanico di mettermi da parte la biella per ricordo…

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Meno male che ho seguito un corso sul tema dell’ascolto..

Ho ricevuto questa lettera da Edi Kanzian, che ho conosciuto alla presentazione dell’ultimo libro di Rigatti, e ho accettato.
Domani, venerdì, sarà il grande giorno. Spero di non ricevere domande troppo difficili dal pubblico…

lettera

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Ho visto Topolò

Domenica scorsa, dopo anni che l’idea mi girava per la testa, sono riuscita ad andare a Topolò.
Alla mattina preparo tutto, studio la mappa, scelgo il percorso treno-bici, capisco che devo risalire buona parte del Natisone fino a Grimacco e poi andare a caccia di questo piccolo paese, sto per uscire, quando mi viene un ultimo dubbio: perchè sulle cartine non riesco a trovare Topolò?

Topolò sembra il luogo che non c’è. Su Google Earth la foto della sua zona è ricoperta da una nuvoletta. Intorno ci sono solo monti, e non capisco qual è la sua distanza dall’ultima tappa precedente. Finchè, ad un certo punto, lo trovo.
Per arrivare a Topolò, appena ci si stacca da Grimacco, bisogna improvvisamente arrampicarsi sui monti: c’è un ultimo strappetto in salita che ti porta in breve a fare trecento metri di dislivello.
Poichè il meteo chiama pioggia, decido di accantonare per una volta la bici. Incredibile ma vero, vado in auto.

Dopo un mese di ruote quadrate per fermo al parcheggio, la mia autina si può concedere una botta di vita: siamo in autostrada, 120 km all’ora. Dato che il mezzo lo permetteva, per l’occasione ho rapito Ambra. “Ho visto che nelle previsioni c’era pioggia – mi ha detto Ambra prima di partire – volevo sapere se ci avevi pensato”.
Certo che ci avevo pensato. Come da previsioni, quando arriviamo a Cividale si avvicina una colonna di nubi nere, e un fulmine bianco si lancia sulla terra. E’ il momento di fare una pausa al bar, ci fermiamo a bere sotto una tettoia: non è necessario guidare sotto i rovesci.

Quando ripartiamo c’è un sole che spacca le pietre, e verso le alture la strada è fumante: dai tornanti bagnati che portano a Topolò vediamo salire i vapori dell’acqua, che si scostano come spiritelli mentre facciamo vento col nostro passaggio.

inerpicandosi a Topolò orkestar in piazza grande il confine di fronte a Topolò Le more rosse
Margheritine ritrose Installazione artistica a Topolò Case di pietra a Topolò vigneti d'alpeggio
Ambra a Topolò Ambrasciata d'Olanda a Topolò Cartolina artistica Regalo di compleanno

Dopo un parcheggio ai margini del bosco, ci arrampichiamo per l’ultimo tratto a piedi. Attraversiamo il centro di Topolò, che la banda attacca a suonare. Sembra che abbia atteso esattamente il nostro arrivo.
Sul programma c’era scritto “concerto dell’Orchestra in piazza grande”, e il nostro primo impatto con Topolò è un improvviso cambio di misura. Più che in piazza grande, siamo in un cortile di casa, e la gente sulle panche è già pronta a cantare come in sagra.
Cerco la stazione dei treni che non c’è, e il mistero di Topolò improvvisamente si fa fitto. Non capiamo dove si svolgono le cose, e per cercare spazio ci buttiamo in bosco.

I sentieri attorno a Topolò sono poco battuti, è difficile vederli tra l’erba alta, però cominciamo a trovare i primi piccoli tesori. More selvatiche, piede nel fango da lavare nel torrente, castagne schiacciate e farfalle a coppie sui fiori di campo.

Quando rientriamo nel centro del paesetto, gli enigmi si cominciano a sciogliere.
Lo spazio espositivo “in una stanza del paese” si nasconde tra le mura di una stalla. La sala per la cine proiezione è all’aperto tra le mura delle case, ha uno schermo che è un riquadro in calce bianca. Quando vedo la targa dell’ambasciata d’Olanda su una casa capisco finalmente qual è il gioco.
E’ come un piccolo museo personale.
Lo spazio è ben conservato, ci potresti fare quello che vuoi. Un mini concerto, una mini mostra. La lettura di poesie nella notte.
Chiunque nel proprio garage potrebbe fare un Topolò.

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Sogni o disegni?

Sabato scorso, come in un ritorno ai vecchi tempi, ho completato due disegni in un giorno solo.
La sera, prima di andare a dormire, sono andata a riguardarli, col tipico piacere di chi ricontrolla la creazione appena nata e ormai autonoma, come se fosse spuntata a sorpresa per conto suo.

La notte successiva, ho sognato di cercare di nuovo gli ultimi due disegni fatti, perchè li volevo mostrare a qualcuno. Poichè i sogni sono sempre imperfetti, i disegni che riuscivo a trovare erano sempre diversi, generati casualmente dalle fantasie oniriche: dalle carte varie spuntavano decine e decine di disegni, ma mai quelli che stavo cercando. Alla fine mi ritrovavo con un plico alto così di opere: la fissazione alla ricerca notturna aveva fatto moltiplicare infinitamente i lavori realizzati, e ovviamente non aveva appagato il desiderio di rivedere gli ultimi due.

Mi sono ricordata le parole di un vecchio amico che si occupa di grafica: “Quando ho appena completato un’opera, devo tenerla vicino al comodino anche quando dormo, per soddisfare un eventuale bisogno impellente di riguardare com’è venuta anche di notte”.

carla soft

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Voglia di restare a giocare fino a tardi

Lo scorso weekend, Dado è stato impegnato a tempo pieno con il torneo di hockey, che coinvolgeva sedici squadre di ragazzini provenienti da diversi paesi.
Siamo andati a trovarlo sabato sera, con Carluca, Giordano e Luisa, giusti giusti all’ora di cena per una abbondante grigliata mista.
La frescura serale sull’altopiano dava finalmente tregua dall’afa, il clima era perfetto. Dado impartiva istruzioni anche durante la cena, mentre le squadre master giocavano ancora, i ragazzini tifavano sugli spalti, e una vispa dodicenne incantava i coetanei con elastico e diablo, molto abile nella giocoleria oltre che nello sport.
Sorprese per Dado a fine serata: un regalo di compleanno da Carluca, e il ritorno delle lucciole nell’erba.

il campo di hockey di notte lucciola nell'erba bacio stereo libro in regalo

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