marzo 30, 2009 at 21:45
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Oggi era il primo lunedì con la nuova luce dell’ora legale.
Dopo una grande piogga scrosciante al mattino, al pomeriggio è uscito uno splendido sole. Dopo mesi che cercavamo di beccarci, mi ha chiamata Ambra che ero sul bus, e senza esitazioni ci siamo viste poco dopo in città.
Nonostante il vento, ci comportiamo come da bella stagione. Andiamo a prendere un gelato. Ce lo portiamo fuori camminando, e siamo entrambe a rischio goccia di cioccolata sui pantaloni, come tipicamente accade in queste occasioni. Le dico: “Io in passato ho fatto fuori due vestiti in questo modo, macchiati col gelato mentre camminavo, e tu?”; lei mi risponde: “Io sono addirittura riuscita a pensare di scegliere un gusto del gelato in tinta coi colori dell’abito…”
La luce del molo ci attrae, è il primo lunedì col tramonto tardivo alle sette e mezza, giornata lunga. All’improvviso, Ambra nota: “Il tuo cappotto! Lo riconosco! L’hai forse preso da Coin?” “Sì, in svendita – le dico – era l’ultimo, ce n’era solo uno di lana fatto così”. “Lo so – aggiunge lei – ce n’era solo uno anche quando l’avevo provato io… Sì, stavo per prenderlo, dentro questo cappotto ci sono entrata pure io! E’ un po’ come se fosse anche il mio!!!”
E così mi fa la foto con vista su tutto il cappotto, mentre il freddo del molo ci fa rintanare di nuovo verso il bus. Tanto per gradire, saliamo sullo stesso autobus insieme, anche se lei poi dovrà andare dall’altra parte. Le basterà restarci sopra, e aspettare di farsi portare indietro nell’altra direzione. Intando si scalda.
Mi racconta il seguito della puntata sul salvataggio della signora che era in mare. C’erano solo donne, in quella occasione. Lei, un’amica, un’infermiera e una signora. Inutile sbagliarsi, niente uomo misterioso che avesse operato il salvataggio fuggendo nell’ignoto, come era stato scritto a grandi titoli sul giornale. Persino il poliziotto se n’era ricordato. Pochi giorni dopo l’evento, infatti, Ambra aveva riincontrato a sorpresa il poliziotto che aveva scritto il verbale. E pure lui era incredulo: “Hai visto cosa hanno scritto sul giornale?” Le diceva. Un incontro a tutta coincidenza. A distanza di anni, Ambra, quel poliziotto non lo ha rivisto mai più.

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marzo 30, 2009 at 07:44
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L’altro giorno stavo tornando verso casa in anticipo. Al semaforo ho incontrato il papi in ape poker: mi ha dato un passaggino! Poco dopo ho incontrato Bibi con Ale in passeggino. Mi ha invitata a casa sua per un tè! Comodo abitare tutti in zona, eh?
Su da Bibi, mentre lei faceva il tè, io tentavo invano di giocare alle costruzioni con Ale. Lui era orientato all’entropia più assoluta, all’esplorazione della casa praticamente di corsa, per cui ti ritrovavi a seguirlo più o meno a caso.
Ad un certo punto mi sono messa a giocherellare con uno dei suoi pezzi di legno, lo facevo ruotare sul pavimento. Il rumore era insolito, Ale si è improvvisamente interessato. L’ho guardato con attenzione facendo ancora quel rumore… agganciato! Intensità, controllo, no pericolo. Finalmente Ale si era messo sulla mia lunghezza d’onda (o viceversa).
Più tardi sono arrivata a casa, e ho trovato una mail di Luisa.
Ha identificato le specie dei fiori viste durante i giri in bici sul Carso, mitica!
I cespugli e arbusti con i fiori gialli sono del CORNIOLO, che dopo fanno dei frutti
come ciliegie con cui si fa la marmellata (se li raccogli prima degli uccellini…); e poi ha riconosciuto il fiore che io ho chiamato BOCCIOLI D’ORO come PEONIA maschio, fiore protetto e velenoso.

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marzo 27, 2009 at 07:34
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Domenica pomeriggio, dopo il giro in bici, mi aspettava Evelina per un tè.
Gli altri amici bolzanini erano via, lei era da sola col gatto di Michele che faceva l’indiavolato. Come sempre aveva la crema Nivea a portata di mano, ed io le ho portato una copia dell’ultimo libro del papi.
Per andarla a trovare ho suonato il campanello “Papuzza”. Degno nome per il posto da loro preso in affitto. Non poteva essere altrimenti, dopo “Ostello Bello”, “Convitto Romitto”, e parole d’ordine per bussare alle feste come “cospicuo”…

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marzo 26, 2009 at 07:05
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Domenica mattina sembrava che fosse tornato il freddo.
Il vento faceva abbassare ulteriormente la temperatura percepita.
E allora? Mica per questo non si va a prendere il sole in bici, no?
Basta andare un po’ fuori dalla costa, e il vento non c’è più…
Eccomi allora lungo il percorso del Natisone.
Itinerario: treno fino a S. Giovanni al Natisone, via delle Scuole, via dell’Asilo, Case, Oleis, Azzano, Ponte Romano e Premariacco. Volendo si può continuare fino a Cividale. Io invece mi sono fermata alla Forra del Natisone, presso il Ponte Romano. Un posto dai colori d’acqua pieni di luce!
La Forra del Natisone è accessibile. Una stradina bianca dal lato opposto a Premariacco permette di scendere fino alla bianca spiaggetta di sassi.
Cammino quasi sull’acqua per far foto. Tre tipi presso il fiume si voltano, uno ha in mano un pesce che sbatte ancora la coda. Vengono dalla Romania, sono scesi anche loro con la bici fino al fiume. Poco dopo saranno raggiunti da un gruppo più ampio. Un fuoco crepitante preannucia il loro pic-nic.
Io mi accontenterò di un toast al bar del paese, e ricomincerò a pedalare.



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marzo 25, 2009 at 07:47
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Lo scorso venerdì pomeriggio, l’evento che avevo scoperto “al salto” leggendo il giornale, si è subito rivelato interessante. La conferenza “Libertà d’informazione, giustizia e diritti dei cittadini” era coordinata dal Presidente della Stampa FVG, e tra gli intervenuti c’era il direttore de Il Piccolo. Un evento che è stato chiuso ricordando la differenza tra i talk-show, in cui si scambiano semplicemente opinioni, e i dibattiti (come quello appena avvenuto), da cui si impara qualcosa di nuovo.
Col mio solito piglio protagonista, ho fatto una domanda-intervento con citazioni. Ho parlato con i giornalisti del valore della notizia seria e fondata sulla verifica dei fatti. Non come quella volta che Ambra a Barcola ha salvato una signora che stava annegando, e poi sul giornale era stato scritto che il salvataggio era opera di un “uomo misterioso poi fuggito senza lasciare le generalità” (mentre in realtà lei era rimasta lì per ore a verbalizzare con l’ambulanza).
Poco dopo ho fatto amicizia con Claudio Ernè un giornalista di esperienza de Il Piccolo, che mi ha detto di ricordarsi dell’episodio del salvataggio a Barcola. Me ne ha anche fornita una spiegazione: in quei casi accade che la Polizia non riveli nulla sulle persone coinvolte, e così il giornalista non riesce a sapere i fatti.
Poi mi ha chiesto se secondo me i suoi articoli sono chiari: gli ho promesso che li controllerò, e che gli manderò un mio parere dettagliato.
Prima di salutarlo, con approccio diaristico, mi sono fatta una foto con lui.
Con approccio altrettanto diaristico, un attimo dopo, ha scattato pure lui una foto a me.
Ti credo che poco prima ci eravamo subito intesi, quando parlavamo della raccolta di informazioni dalle fonti originali, e del metodo di lavoro investigativo!
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marzo 24, 2009 at 07:21
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Venerdì pomeriggio, il wekend era iniziato, ed io ero euforica. Per godermi l’aria di libertà, sono andata da Crema e Cioccolato vicino a piazza S. Antonio.
Quando è arrivata la mia cioccolata calda alla cannella con la panna, e il cameriere mi ha chiesto se pagavo con i buoni come al solito, mi sono sentita catapultare dentro il libro “Chocolat” che sto leggendo in questi giorni, in cui la protagonista apre una pasticceria-caffetteria di nome “La Praline” e ha tra i suoi clienti i soliti “regulars”.
Come al solito ho aperto il giornale, e ho controllato cosa c’era in città in quel momento. (Qualche giorno prima questo metodo mi era valsa un’ottima opportunità colta al volo, quella di vedere la prima dello spettacolo dei Momix da un perfetto posticino tra le primissime file della platea). Ho scoperto che pochi metri più in là, in Corso Italia 3 al Circolo della Stampa, si stava svolgendo una interessante conferenza. Allora ho pagato la mia consumazione, e ci sono andata subito anche se la conferenza era già cominciata.
(continua…)

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marzo 21, 2009 at 07:17
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In questi giorni sto leggendo “Chocolat“.
La Harris è sempre un’autrice spettacolare. Mentre l’autobus mi trasporta, chiudo gli occhi con la mano sul libro, e vedo cioccolatini guarniti di ogni forma; vedo bacche secche e colori del sottobosco. Immagino di passeggiare tra le foglie, di raccogliere preziosi della natura.
Arrivo a casa, metto in infusione un tè unendo il fondo di due miscele, “erbe di bosco” e rooibos. Suona il campanello, è Dado. Porta il pane fresco, i biscotti, e una cioccolata nuova, anzi due…
E così, ora ne ho già sbafata mezza alla vecchia maniera, facendomi un panino con la tavoletta di cioccolato alle nocciole!

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marzo 20, 2009 at 07:21
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Piove piove? Piove! Piove, piove un poco, piove piove…
(Meno male che ho tirato dentro il bucato!)

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marzo 19, 2009 at 09:21
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Martedì pomeriggio sono andata a vedere la presentazione dell’ultimo libro di Rigatti, e come è facile immaginare data la sua presenza, è successo di tutto.
L’evento si teneva alla sala del Circolo delle Generali, con fuori dalla finestra il mare che volgeva da azzurro a rosa a viola-nero.
Dado e il papi erano con me in prima fila, “siamo venuti in pompa magna” ho bisbigliato ad Emilio che ci salutava da dietro il microfono.
Sul Corriere c’era scritto che la presentazione sarebbe avvenuta ad opera di Edi Canzian, il cantante dei Pooh. In realtà in cantante dei Pooh si chiama Red, per cui Emilio ha portato in regalo un cd dei Pooh al suo amico Edi che presentava. L’evento era dedicato a bici e poesia, e sono stati suonati pure alcuni pezzi di fisarmonica da un musicista di strada. Io mi ispiravo con le danze irlandesi, mentre Dado storceva il naso.
Alla fine della presentazione, in fondo alla coda per gli autografi, c’era il papi con un pacchetto per Emilio. “Ho portato qualcosa per te”, gli ha detto. Ed Emilio: “Cosa sarà, un mobile?”… eh eh… Era l’ultimo libro del papi direttamente con la dedica, per uno scambio di libri tra scrittori! (Una scena che mi ha ricordato lo scambio di libri avvenuto a Mantova tra papi e Yuri Druznikov!…).
(p.s. auguri per la festa del papà!).

Ovviamente, questo non era abbastanza.
Mi sono attardata chiacchierando con Franco, il libraio della Italo Svevo – Fenice – Joyce, che aveva portato i libri di Emilio sul posto. Mi sono fatta raccontare un po’ com’è messa l’editoria a Trieste, e lui mi ha detto di sentirsi un panda, l’ultimo baluardo, accerchiato dalla grande distribuzione. Ha raccolto una mia sfida. Andrò a trovarlo, a caccia di saggi scientifici di autrici donne.
Poi, mi sono auto-invitata.
Dopo l’evento, mi sono aggregata al gruppo degli organizzatori che andavano a bere qualcosa, in veste di amica di Emilio (e non è la prima volta che uso questa scusa!…).
Ci siamo fermati in un bar presso il Canale, e ho ricevuto un regalo: Edi mi ha dato un libro quasi d’epoca, una edizione dei Canti di Giacomo Leopardi della Biblioteca Classica Hoepliana, edizione 1924! Che personaggio, Edi!
Ho salutato Emilio e gli altri, mi sono avviata verso casa. Lungo la mia camminata, ho attraversato la stazione.
Lì ho ritrovato di nuovo Emilio sulla sua bici (beh era facile prevedere che passasse anche di là), e già che c’ero l’ho aiutato a fare il biglietto treno-bici dalla macchinetta automatica. In fondo, su quella macchinetta, il menù per fare il supplemento per la bici lo so a memoria…
E mentre aiutavo un secondo ragazzo a farsi il biglietto tutto in inglese, Emilio è volato via con queste ultime parole: “Sai che sono arrivato secondo ad un concorso di fotografia sulla bici? …mi hanno regalato una tuta per la bici completa!”
“Mitico” gli ho detto io, e la parola si è persa nel vento dei pedali…
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marzo 18, 2009 at 07:37
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Domenica scorsa ero a pranzo dai miei.
Il sole era esplosivo, sull’arrivo della primavera non c’erano dubbi.
Mandorlo in fiore, tromboni sbocciati, pervinche e violette a ciuffi abbondanti. Manca solo che la pervinca fiorisca anche nel vaso che sta alla finestra di casa mia, e la bella stagione sarà arrivata in ogni angolo.
Presso il portico che dà sul giardino dei miei, si aggiravano due visitatori ormai abituali. Un merlo maschio, becco giallo, e un pettirosso panciuto, collo arancio. Evidentemente hanno messo casa nei dintorni, sicuri di trovare scorte di briciole e vermetti a volontà! Vanno, tornano, vanno, tornano… Quando il merlo si avvicina, il pettirosso che è più piccolino si nasconde: si infratta tra i rami, guarda attento… e aspetta il suo turno per tornar fuori. Il merlo invece è più gradasso, attraversa il vialetto come se fosse suo, quasi quasi butta pure un occhio verso l’ingresso, dalla porta aperta…
Noi stiamo ferme in osservazione, e come dice mamma, “facciamo finta di essere degli alberi”…

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