La mia casa è dove arriva luce
Certe volte, a fine giornata, accade qualcosa di speciale.
Strada verso casa. Esco dallo stabilimento. C’è un grosso albero tagliato a forma di cespuglio dai giardinieri, un albero speciale. In quell’albero, ogni tanto, si svolge una riunione di condominio. Centinaia di uccellini nascosti tra le foglie chiacchierano in coro, creando uno speciale brusio, fortissimo, CIU CIO CIP CIP CIU CIO…, fitto fitto, quanto i rami che fan da riparo.
Mi sono sempre domandata che cosa li portasse, proprio a quell’ora, a cantare tanto tutti assieme, sovrapponendo mille voci; e altre volte invece niente.
Giovedì scorso, però, ho capito.
Contrariamente alle previsioni del tempo, quel pomeriggio è venuto uno splendido sole, caldo, molto meglio del freddo del settembre precedente.
Il mitico cespuglio era tutto un rumore, e un grande occhio arancio puntava dritto su di lui. Era l’ora: era il momento in cui il raggio di sole orizzontale del tramonto, filtrante tra i piloni, colpiva proprio le finestre del condominio-cespuglio. Un riverbero cinguettante si era acceso su ogni foglia. Era il sole, dunque, era la luce: euforia per uccellini impazziti.
(Le foto di seguito sono state scattate sul Carso durante l’ultimo giro in bici, tra il sommaco in esplosione)
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