Archive for settembre, 2008

Attrezzi da cucina

Sabato scorso sono andata con Ambra a vedere le bancarelle del mercato ambulante, che avevano affollato tutta l’area del canale. Golosità per gli occhi, festa di colori, e vento nei capelli, dato che la giornata era fresca e luminosa.
Dopo un giro completo, abbiamo ritrovato il banco delle spezie, che era praticamente al punto da cui avevamo iniziato la passeggiata. Volevo infatti prendere degli ingredienti per le tisane, dal momento che ne avevo esauriti alcuni. Ho fatto scorta di fiori di malva, e di liquirizia in bastoncini: non ce n’era di già spezzettata, e volevo portarne a casa almeno un po’ per Dado, che la usa con l’infuso di menta.

Arrivo a casa, e bollo subito l’acqua per il tè: devo fare una prova. Tanta malva e un po’ di liquirizia, che ora sto sorseggiando, e che posso consigliare: una miscela semplice ed efficace.
L’unico problema era fare a pezzi la radice di liquirizia: nè il coltello affilato, nè quello col seghetto, rendevano facile l’operazione, meno che meno la grattuggia: la radice era troppo dura e legnosa, e per trarne qualche frammento impiegavo un secolo.
Ad un certo punto, mi viene un’illuminazione. Era come se stessi affilando un bastoncino col temperino: e allora, perchè non provare con il tempera-matite? Metodo buffo, ma efficace: ecco fatti in breve tempo, e con taglio scorrevole, i miei truciolini di legno pronti per il tè! E poi si dice che non è una buona abitudine rosicchiare il dorso della matita: vi sfido a provare la stessa cosa col legno della liquirizia…

spezie e fiori Ambra al MECA radice di liquirizia appuntita fiori di malva

Tag:,

Commenti

Aria di Ferrara

La settimana scorsa ho passato due giorni a Ferrara. Città amica delle bici, rossa di intonaci e di mattoni. In quei giorni ospitava un festival delle mongolfiere: se ne vedevano volare tante, di forma strana, che si levavano in successione.

rossi e blu la città delle bici le bici di notte castello Estense

La notte successiva ho fatto un sogno strano. Un sogno lucido, di quelli in cui prendi le redini della vicenda in corso e fai quello che vuoi, anche cose impossibili.

Innanzitutto, mi sono accorta che non avevo a che fare con la realtà, ma che stavo sognando, dal fatto che attorno a me stavano succedendo cose assurde. Stavo cercando, nel sogno, di far bollire l’acqua per la pasta; però, ogni volta che mi giravo, la pentola con l’acqua assumeva una forma diversa: si trasformava in una più piccola, o nella antiaderente, cosa senza senso, e io cercavo continuamente di risistemare le cose. Quando ho visto che l’acqua in ebollizione, bella scoppiettante e fischiante, era presente non solo dentro la pentola, ma anche sul fornello ai lati della fiamma, mi sono detta: eh sì, questo deve essere proprio un sogno.

A quel punto mi sono detta: posso fare quello che mi pare! Proviamo per esempio… a volare (che è la tipica cosa che si pensa in quelle situazioni).
E così ho provato a saltare sul posto, ho visto che funzionava, e sono partita per il volo, da quella che era la casa dove abitavo da piccola. Volavo su per le colline della città, con vista sul verde e su grandi arterie stradali, tutte viste dall’alto. Come cosa spettacolare, ho provato anche a volare a pancia in su. Vedevo il cielo sotto di me, e le formazioni degli uccelli che si dispiegavano a lenzuolo, ondeggianti.
Poichè questa idea mi piaceva molto, ho provato a rivederla, e ogni volta che facevo riapparire (a comando nel mio sogno) uno stormo di uccelli in formazione compatta, risultavano sempre meno realistici: cominciavano ad avere una geometria troppo regolare, e si tenevano equidistanti gli uni agli altri allungando delle sottili zampette, che li facevano sembrare sempre più dei nugoli di zanzare… A quel punto devo aver pensato che era inutile tentare di forzare troppo il sogno (anche perchè le cose non stavano prendendo una bella piega), e che così rischiavo di svegliarmi… Infatti, di quello che è avvenuto dopo, ho perso il ricordo, e probabilmente il sogno è finito così.
Ma alla prossima occasione…

Tag:

Commenti

Mini esplorazione

La scorsa domenica, c’era il battesimo di Ale, e Dado aveva l’importante ruolo di santolo, mentre io ero la fotografa ufficiale.
Dopo la cerimonia, abbiamo pranzato molto bene al “pescaturismo”, al Villaggio del pescatore. Il sole è apparso proprio al nostro arrivo, e le vetrate sul mare ci riempivano di luce. Mi ricordo ancora dei ‘girai in savor’ con la cipolla rossa di tropea, delle cozze impanate, o gratinate, e delle alici marinate col finocchio.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo, ho fatto una passeggiata lungo la costa. Avevo l’abito scuro, e le scarpe con i tacchi alti, ma questo non mi ha impedito di fare una esplorazione presso le zone dei pescatori, tra gli scogli, la ghiaia, l’erba alta e i rovi. Ho scoperto un deposito di galleggianti in vetroresina, dai colori vivi e dalle superfici strappate e incrostate di patelle. Una manna per chi ama fotografie macro e tessiture: ovviamente mi ci sono tuffata…

IMG_3313 IMG_3318 IMG_3295 IMG_3290
IMG_3324 IMG_3308 IMG_3330 IMG_3340
IMG_3311 IMG_3289 IMG_3332 IMG_3338
IMG_3341 IMG_3349 IMG_3303 IMG_3346

Commenti

Frammenti di Pordenonelegge – 4

Alla fine del mio sabato pomeriggio a Pordenonelegge, più o meno all’ora di cena, ho cercato di passare ad un ultimo evento in extremis prima della chiusura. Si chiamava: “Lingua madre e lingua sorella”, ed era l’incontro di quattro scrittrici straniere che hanno usato, per scrivere i loro romanzi, una lingua che non era necessariamente la loro lingua di origine, scegliendo per esempio direttamente l’italiano. Interessante!
Tra le ospiti c’era Laila Wadia: l’avevo già conosciuta a Trieste, in un incontro di presentazione del suo libro “Amiche per la pelle“.

Peccato che quando sono arrivata, la conferenza era già finita. Sono riuscita solo a prendere i libri di due autrici, farmeli autografare, e…
Perchè non provare a parlare con qualcuna di loro un po’ di più?
Per esempio, Laila Wadia, appunto: chissà se si ricorda di me? Le chiedo se sta per tornare a Trieste… le dico che ho appena perso il treno…
Sìi! Riesco a farmi dare un passaggio!

E così, al posto della conferenza che mi sono persa, ho conquistato una chiacchierata durante tutto il tragitto in auto fino a casa, con lei e con suo marito, che peraltro ha a sua volta un’attività interessante, come fotografo di viaggio e di luoghi folcloristici: mi segnala ad esempio la “festa del fieno” sul monte Zoncolan, bellissima. Inoltre, scopriamo anche che Laila conosce Davide, dai tempi in cui lui lavorava all’Università, dove lei insegna.
“Il mondo è piccolo”, mi dice Laila. Eh sì, è piccolo, soprattutto se gli si dà un aiutino, osando un po’ di più, per parlarci da vicino…

Pordenone in festa libri con autografo

Tag:

Commenti

Frammenti di Pordenonelegge – 3

Tornare a Pordenonelegge è come tornare in un posto che si frequenta da sempre. Ne conosco i meccanismi, le folle, e ormai riesco ad entrare in contatto ravvvicinato con autori e organizzatori.

Immaginavo che avrei incontrato Emilio: e infatti eccolo lì, col suo zuccotto decorato da bici ricamate, presso l’info-point, che si prepara per il suo intervento. Approfitto per accompagnarlo alla sala dove lo aspettano. Con lui ci sarà lo svizzero Claude Marthaler, che parlerà dei sui sette anni (!) di viaggi in bici in giro per tutto il mondo, da cui ha tratto un libro: Il canto delle ruote.

Dopo aver sentito la sua presentazione, ho chiesto a Claude come è cambiato il suo rapporto con la società civile, dopo tanto tempo di viaggi in bici in autonomia, spesso da solo: ogni luogo che visita è per lui un contesto sociale nuovo da cui ripartire da zero.
Mi ha risposto così: “Il momento più difficile è il rientro a casa. Passi in un giorno, con l’aereo, dagli orizzonti aperti dell’Himalaya, al tuo piccolo appartamento. E per quanto riguarda le persone: gli incontri fatti in viaggio sono la parte più bella, ma ho comunque pochi amici, come capita a tutti, e questi amici sono in Svizzera: sono i miei compagni d’infanzia”.

Volevo approfondire l’argomento con Claude davanti ad un caffè. Riesco allora ad unirmi, in quanto amica di Emilio, al suo tavolo post-conferenza in cui l’accompaganvano editore e traduttrici. Però ho dovuto lasciarli troppo presto, per passare al frammento di Pordenonelegge successivo, il reading di Michael Cunningham.
Se ne avessi avuto il tempo, avrei chiesto a Claude com’è stato passare dalla stanzialità che tutti noi conosciamo, e in cui i rapporti sociali sono consolidati in un certo ambiente, al nomadismo come lo vive lui, che è libertà, contatto umano minimale, e ogni volta allo stadio iniziale di scoperta.

Emilio e Claude zuccotto ricamato reading

Tag:,

Commenti

Frammenti di Pordenonelegge – 2

La visita a Pordenonelegge di sabato scorso è stata piena di incontri e spunti.
Il primo incontro è stato inatteso, e mi ha fatto fare tardi alla fiera del libro.

Subito dopo il mio arrivo a Pordenone, infatti, ho scoperto alla mia destra una galleria d’arte che esponeva delle fotografie decisamente interessanti. Si trattava della sezione di Pordenone della mostra Palinsesti, un evento che si sviluppa su più sedi.
Insieme alla sorpresa per l’aver trovato un buon sito d’arte contemporanea dietro l’angolo, è scattata la curiosità per tutto il retroscena. Ecco allora che attacco un bottone micidiale al custode Gabriele, che mi spiega come l’iniziativa abbia già quindici anni (e solo negli ultimi due ha cambiato nome). Il nucleo organizzatore si trova a S. Vito, e sicuramente passerò a vedere anche il resto.
La discussione si allunga anche sull’elenco dei siti di arte contemporanea in regione e dintorni. Oltre alla (ora in difficoltà) Villa Manin, c’è un bel giro in Trentino: la biennale di arte contemporanea Manifesta, che porta da noi la tedesca Documenta. Buone entrambe per i prossimi giri!

palinsesti

Tag:,

Commenti

Frammenti di Pordenonelegge – 1

Sabato scorso sono andata, come ogni anno ormai, alla fiera del libro e incontro con gli autori che si svolge a Pordenone: non potevo mancare.
Per cominciare nel modo giusto, mi sono gustata un paio di orette di lettura durante il tragitto in treno: ultimamente devo dire che andare in treno mi piace sempre più, mi mi sembra di salire su un’amaca nel giardino con il mio libro preferito. Durante quell’oretta o due di pacchia, nessuno mi può far cambiare occupazione!
Dal finestrino, vedevo scorrere le stazioni da cui di solito scendo per partire coi miei giri in bici: Monfalcone, Gorizia, Cormons… non sono più dei binari anonimi per me, ma dei luoghi amici che sanno di vacanza.
Quando era il momento di scendere dal treno, stavo quasi per dirigermi alla carrozza biciclette per smontare la bici, e invece stavolta ero a piedi… Sai com’è, gli automatismi…

Al ritorno, invece, contrariamente alle mie previsioni, il treno non l’ho preso; ma questa è un’altra storia che racconterò nelle prossime puntate…

biglietti speciali pordenonelegge

Tag:

Commenti

L’originale è insuperabile

Supercilla 4ever

supercilla

Tag:,

Commenti

Donne con la moto

Oggi ho fatto un giro in moto con Fra. Mi sono divertita un sacco, è brava, guida bene, e mi ha fatto capire il piacere di prendersi una moto.

L’altro giorno, Francesca era in moto e portava con sè Luana.
Quando si sono fermate, un tipo, vecio, ha detto:”Due babe in moto? Ciò, no xè più religiòn!”. E Luana ha risposto: “Due babe in moto, sì, e anche cattive: gira al largo!”. Ah ah ah… messo a posto!

science plus fiction

Tag:,

Commenti

Lignano controvento

Domenica scorsa, avevo tutta la giornata davanti a me: Dado era a Padova con l’hockey. La temperatura era crollata di brutto, c’era Bora sul Golfo a 100 km all’ora, ma non ho resistito: sono partita per un giro in bici.

Treno fino a Latisana: appena arrivo ed esco dalla stazione, comincia a piovere… bell’inizio! Mi riparo al tendone della sagra paesana. Pranzo con frico e polenta, e dolci fatti in casa.
Quando ho finito, smette di piovere, e posso ripartire col sole. Mare o monti? Decidiamo la meta… cedo alla tentazione. Vado verso l’orizzonte aperto, verso la laguna. Inizio il percorso del Tagliamento citato nella guida “bici in FVG n. 2″, da Latisana a Lignano.

frico e polenta dolci alla fiera Torre di Latisanotta parrochet

Comincio così l’itinerario sul Tagliamento, un po’ tra i paesini, un po’ lungo l’argine.
Passo al Parco dei pappagalli: unico in Europa, ospita 300 specie. Scopro che “l’esecuzione di una prestazione canora non è affatto un comportamento istintivo, ma invece è il punto di arrivo di un impegnativo processo di apprendimento. Ogni singolo esemplare può avere un repertorio canoro leggermente diverso da quello di un altro individuo. Inoltre, meglio cantano, più fanno conquiste amorose”.

Riprendo il giro. Il vento soffia e stanca, e più procedo verso la costa, più il vento aumenta… Sto calda negli abiti pesanti e ho il para-orecchie, ma il rumore delle raffiche mi confonde; il soffio d’aria sugli occhi mi fa girar la testa.
Dovevo saperlo che andava a finire così, ma non mi ero saputa trattenere, attratta dalla luce del mare. Mentre pedalo tra i refoli, mi dico: “ancora un pezzo e poi decido cosa fare; ancora un pezzo”… e più passa il tempo, più è lunga tornare indietro.
(Dado che mi ascolta mentre scrivo, commenta: “che bella la mia Palla, con lo spirito avVENTOriero…”).

filari nel verde filari nel sole corteccia tuffo negli alberi

Arrivo a Lignano a fine pomeriggio, e sono cotta. Medito già di tornare col traghetto, e mi informo rintanandomi all’ufficio del turismo, che col suo silenzio senza vento, riesce un po’ a rinfrancarmi.
Però quando sono lì mi dicono: “Traghetti? L’ultimo è di sabato” (era domenica). Riprovo chiedendo delle soluzioni via terra. “I pulmini dell’APT? sono stagionali, e la stagione chiude al 13 settembre” (era il 14). Mentre la faccenda si fa critica, mi comunicano in extremis: “Forse ci sono gli autobus della SAF… l’ultimo parte tra venti minuti, dalla piazza all’altro lato del paese. In bici ce la puoi fare”.
Scatto inoltrandomi più definitivamente che mai verso il mare, e becco l’autista del bus pronto a partire, giusto in tempo. Riesco a negoziare un trasporto della bici, faccio un’ultima corsa per altri due isolati a prendere il biglietto, ritorno che li trovo già per strada, ma mi aspettano. E così salgo, carico il tutto, e finalmente mi piazzo comoda e pigra in direzione rientro. Dopo la scorpacciata di aria aperta, guardare dal finestrino è più tranquillo, con vista sul tramonto e sul mare metallico nero.

pioggia che si avvicina Tagliamento dall'argine Tagliamento tramonto dal treno

Tag:,

Commenti