Archive for agosto, 2008

Ritovo di classe allargato

Ieri sera, ci siamo trovati in città con i compagni di classe per prendere un gelato.
In questa occasione abbiamo approfitatto del fatto che Fabio era venuto a Trieste, e dopo oltre un anno c’era anche Ruxi: ci voleva! In Svizzera eravamo riusciti a salutare lui ma ci era sfuggita lei!
Durante la settimana, dunque, c’è stato il solito frenetico scambio di mail per mettersi d’accordo. Una cosa pazzesca: non si capiva niente, chi diceva un giorno, chi un altro, chi diceva “Scegliamo la gelateria che piace a Erica” e poi in quella data Erica non c’era…
Bon, fatto sta che siamo riusciti comunque a raccogliere la presenza contemporanea di un numero di partecipanti più alto del solito. Spettacolo: per la prima volta, abbiamo avuto con noi anche la splendida Emmina, con la sua chioma folta alla Betty Boop (è così che avevi detto, Renzo?), che dopo solo un mese di vita ha cominciato ad uscire di sera: ma cosa, Giolo e Betti, le fate frequentare cattive compagnie? Come il nostro prof Dave Martins, che per il suo neo-ingresso al Galilei si è esaltato, e ha offerto il gelato a tutti….
Tra le altre cose: Ambra, unica puntuale al ritrovo, osserva Dado; e Kate, finita sotto le mie grinfie per confrontarci sugli ultimi giri in bici, eh eh…
A presto!

ritrovo di classe estivo

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Swiss Are Krishna

Sì, lo so che le vacanze sono finite: oggi, ritorno al solito tran-tran.
Ma sono tanti gli aneddoti del viaggio in bici che volevamo raccontare: le sedute negli internet cafè erano una specie di corsa contro il tempo sincopata per mandare avanti le foto essenziali del giorno, chissà quante ore di dvvvoga-web in più ci saremmo sparati se avessimo potuto… Ora si recupera! Perlomeno, io.
In fondo, pure Dado, appena tornati a casa a fine viaggio, non ha resistito: aspettava che accendessi il pc per prima io, ma ero stranamente occupata col bagaglio, e dopo venti minuti ha ceduto lui…

La Svizzera è piovosa: si sapeva. Durante il nostro viaggio delle due settimane scorse, la pioggia l’abbiamo presa: il primo giorno, e l’ultimo. E abbiamo continuato a pedalare. In fondo, io non ne ero turbata, e Dado era ben attrezzato: il suo k-way giallissimo aveva anche due striscie para-gambe, faceva parte del kit zainetto-bici. Ha potuto indossarlo comodamente in galleria, presso il ristorante tipico Kronenhof, dove avevamo provato un piatto originale: pasta, patate, formaggio, cipolline fritte e composta di mela! Sì, salato-dolce!
Non si può non dire che le patate hanno avuto degli effetti secondari… diciamo, propulsivi…

pedalare sotto la pioggia composta di mele Ari Krishna Sid & us

A Basilea, un po’ più che altrove, per trovare le iniziative del posto bastava girare per città (fino alle 18, poi tutto chiuso, eh!). Come quella volta che è passato il carro indiano: trainato a mano con le corde da decine di persone, si è diretto verso la piazza del mercato, e si è fermato lì tra le bancarelle che vendevano piatti tipici (abbiamo assaggiato le palline di polvere di noce: tutto-noce-allo-stato-puro!). Il bello è che c’era, sul palco del carro, un ragazzo col microfono che cantava il mantra (litania indiana) dell’Are Krishna: all’infinito, senza fermarsi mai, ipnotica soprattutto per lui che non so come faceva a continuare senza posa!

La sera, in ostello in camerata, abbiamo fatto la conoscenza con Sid, un ragazzo indiano. Dopo due settimane in cui parlavamo solo con svizzeri che tagliavano corto, un’improvvisa atmosfera amichevole ha fatto decollare una spettacolare conversazione durata senza pause per oltre un’ora…
Con lo spazzolino da denti in mano, abbiamo parlato di tutto: città visitate, architettura, disegni e foto da diario, studi svolti, sistemi educativi dei rispettivi paesi, molle sociali, professioni quotate, differenze culturali, età da matrimonio (combinato, in molti casi per loro a tutt’oggi), spezie troppo forti nelle ricette indiane presso il carro visto al pomeriggio, quantità dei rispettivi cugini (lui ne ha circa cento…).
Il suo nome, Sid, era l’abbreviazione di Siddhartha. Eh, c’è una acca in più, non si può usare il nome di Dio tal quale. Un argomento della discussione che mi è piaciuto molto, è stato il confronto tra Cina e India. Secondo lui, è impossibile competere con un cinese nel lavoro: è capace in modo incredibile di ripetere lo stesso compito, molte volte, identico a sè stesso, con zero errori. Ma il pricipio educativo per un indiano è diverso: “cracking the problem”, analisi analisi analisi!!

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Ricordini di viaggio

Dei giorni della pedalata in Svizzera delle scorse due settimane, mi piace ripensare ad alcuni momenti particolari.

Per esempio a quello in cui, nel monolocale di Fabio, con le pantofole ballavo e scivolavo sul pavimento quasi a pattinare.
Oppure a quello in cui decidevamo che strada ciclabile prendere: (voce di Dado che imita Mike buongiorno all’apertura delle buste dei quiz): “la uno, la due o… la cinque?
Ricordo il profumo dell’infuso a base di rooibos e fiori di malva: non ho resitito, ne ho comprato una scorta di diversi etti, mentre la rivenditrice cercava le parole in una lingua a scelta (risultando quasi incomprensibile) in cui spiegarmi che il suo “cuoco” o “capo” (chef) formulava le miscele a mano.

E poi che storie, coi sacchi per i piumini che ogni sera dovevamo re-infilare in un posto nuovo: solo alla fine abbiamo sviluppato una tecnica sicura; nella foto sotto si vede il Dado all’opera, arrampicato sulla scala del letto a castello di un ostello. Come quell’altra volta in bed&breakfast, che avevamo un piumino troppo piccolo, che non bastava per tutti e due: stavamo sempre o coi piedi o con un lato scoperto, era impossibile, non si dormiva! Finchè, a metà notte, non ci è venuta l’illuminazione: fuori dalla stanza ci era stato lasciato un altro piumino singolo. Chi avrebbe detto che la soluzione giusta sarebbe stata usare due piumini insieme, uno a testa? La proprietaria, a sentirci la mattina dopo, rideva di noi… mah.

Non poteva mancare, tra le nostre scenette preferite, quella degli artisti di strada alla festa del lombrico: belghi-francesi, che Dado mi traduceva nell’orecchio, e piuttosto litigiosi tra loro. Notare la vista sul lago, nello sfondo, dall’alto della collina. Era da giorni che volevo caricarne il video.

Ah sì: come si chiamano in tedesco gli stuzzicadenti (con la punta alla menta: guardate nella foto l’estremità verde)? Zahnstocher, bastoni per le zanne!

la uno, la due o... la 5? rooibos alla malva riempimento sacco per piumino stuzzicadenti alla menta

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Cenetta schvizzera…

Ah che bel: come sperato, poco dopo il nostro ritorno abbiamo fatto raccolta di amici che non vedevamo da tempo.
Abbiamo preparato una cenetta misto svizzera: alcune cose le abbiamo portate in bici a casa per l’occasione, e il resto è stato cucinato basandoci su ricette provate durante il viaggio.
Ecco il menu:
- crepes al prosciutto e formaggio; crepes con ricotta spinaci pecorino e olive nere
- insalatona rossoverde con miscela di semi: girasole, pinoli, sesamo e sorgo
- cioccolatini importati misti: con nocciola, caffè, pistacchio, ananas, menta, rhum…
- gelato ricoperto di frutti di bosco caldi preparati sul momento
- assaggi di vini portati dagli amici: teroldego rotaliano (trentino), negroamaro (puglia), barbera (piemonte), spumante brut rosé franciacorta (rodengo saiano), liquore di terrano (carso sloveno).

Serata piacevole con chiacchiere serie e facete, recensione degli ultimi viaggi di tutti i presenti, seguita da una collezione di ricordi dell’asilo…

foto di gruppo

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Sogno molesto e buon umore

Questa notte, Dado ha parlato nel sonno. Io ero sveglia e l’ho sentito: ecco di seguito il solito dialogo tra quella sveglia e il dormiente.

D: Che bel che xè!
P: cossa?
D: tutto!
P: bon per ti…
D: non so…

*********************
L’altra notte, ho fatto un sogno ripetitivo.
Vi capita mai di fare quei sogni in cui per esempio vi svegliate, e poi vi risvegliate, e poi ancora vi svegliate questa volta deve essere vero, e poi di nuovo vi svegliate che non era vero, eccetera…
Beh, stavolta mi è capitato questo.
Ho sognato di provare un nuovo look: sopra la maglietta bianca, volevo mettere la canottiera nera, insomma qualche volta si usa, no? Però, prima di poterlo fare, nel sogno mi dovevo togliere una felpa. Quella rossa di Emergency. E poi sfilavo un’altra felpa, stavolta blu. E poi avevo ancora un’altra felpa, che era bianca… Sogno molesto iterativo!

Il giorno dopo l’ho raccontato a Dado, che mi ha risposto così.
“Sai cosa vuol dire questo sogno? …Che avevi caldissimo!”
Eh eh… di questi tempi… è proprio vero!!

coppietta

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Ritorno a casa in allegria

Stamattina ci siamo svegliati in mezzo alle seguenti impressioni: io sognavo di avere il treno per partire di lì a mezz’ora, solo che sarei partita con un gruppo di amici; Dado si è svegliato dicendo: “Stavo sognando di cambiare la ruota bucata della bici”. In realtà durante in viaggio in Svizzera non abbiamo bucato mai, e siamo tornati a casa ieri sera.
Come prima piacevole sorpresa, il papi ci ha portato delle pizze per asporto dato che sapeva che avevamo il frigo vuoto. Come seconda piacevole sorpresa, poco dopo ci ha chiamato Marco dalla Finlandia, e siamo rimasti una buona mezz’ora a chiacchierare su Skype.
Questi erano proprio i segni che ci volevano per sentire che eravamo tornati. Quando abbiamo deciso il giorno del ritorno, che non era stato fissato a priori, ci siamo detti: torniamo a casa che abbiamo ancora qualche giorno di ferie per stare con gli amici. Che si sono puntualmente fatti vivi al nostro ritorno.

Marco su Skype

Gli svizzeri invece sono stati piuttosto riservati e non è stato facile fare amicizia con loro. Come ci aveva detto Fabio, una delle loro caratteristiche è l’amore per la privacy. Ad esempio, quando al ristorante ho chiesto ad una tavolata di ragazzoni con una sola donna se erano studenti, mi hanno detto: “Perchè lo chiedi?”; poi ho saputo comunque che erano effettivamente all’ultimo giorno di corso di ingegneria. Però in prima battuta la loro preferenza è stare tranquilli per i fatti loro. Lo dimostra una serie incredibile di cartelli molto variegati e comunicativi, relativi alle indicazioni per il mantenimento della quiete, la conservazione degli spazi pubblici, il comportamento a modo. Anche l’educazione stradale è spiccata: proprio nei giorni del nostro viaggio c’era il ritorno a scuola (così presto!) e tutti i cartelli del tipo “attenzione ai bambini che attraversano le strade, inizio della scuola” erano stati tirati fuori.

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Tutto questo porta anche dei vantaggi: lo si vede dalla serie dei cartelli relativi alle indicazioni per le bici, che da loro sono molto strutturate. Il percorso per la bici da passeggio è indicato in modo diverso dal percorso per la mountain bike; la rete ciclabile è effettivamente molto fitta, anche nelle grandi città, e noi abbiamo potuto navigarci sopra con molta tranquillità. E’ bastato un minimo studio del percorso prima di partire, e poi lì abbiamo trovato tutto quello che serviva. Dunque, per fare viaggi in bici, la Svizzera ha sicuramente gli spazi giusti e in sicurezza.

tutti i cartelli per le bici cicloturismo e mountain bike pannello per viaggiatori in bici fitti segnali per le bici

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Zurich – Basel: finale oltre i confini…

La giornata a Zurich è stata uggiosa. Un giorno è un tempo troppo breve per capire una città, infatti a noi non è bastato per metterci in comunicazione con Zurigo. Soprattutto al museo di arte contemporanea, dove i pannelli esplicativi erano solo in tedesco, e noi non capivamo niente. Strano, per una città che ospita il 30% di stranieri. Comunque la mostra, “Shifting identities”, diceva qualcosa che anche a me pare evidente del mondo di oggi: le categorie convenzionali si stanno dissolvendo (e gli artisti lo rappresentavano sotto forma di scomparsa delle bandiere, della definizione dei generi, ecc) e il nuovo mondo in arrivo è ancora da definire.

Molto diverso è stato l’impatto con Basilea, la città dei tre confini, lungo l’ansa del Reno.
Per arrivarci abbiamo preso il treno fino a Stein-Sackingen, e poi abbiamo pedalato per gli ultimi 40 km sotto la pioggia lungo il fiume Reno (“bel, questo itinerario del Reno, BEGL!!”, me diseva Dado), raggiungendo la quota totale di 500 km percorsi in bici!!
Verso l’arrivo, abbiamo incontrato molte persone che si sono offerte di darci indicazioni stradali, attaccandoci un bottone incredibile, anche parlando in italiano!, anche accostando l’auto per aiutarci mentre guardavamo la cartina, o guidandoci in bici verso la meta come ha fatto la basilese Bettina. Prima dell’arrivo, siamo passati, giusto per gradire, alla stazione ferroviaria tedesca sull’altra riva del Reno, stavamo per sconfinare senza accorgercene… Anche li’ abbiamo trovato persone volenterose di darci istruzioni per il rientro, e abbiamo preso il biglietto del treno di ritorno a casa per domani.

A Basilea, che si vede subito com’è accogliente, lo slogan è: “Culture unlimited”. A differenza delle altre città svizzere, in cui ci dicevano sempre “Mah, quella di oggi è una serata un po’ morta”, qua le attività sono molteplici. Ieri sera abbiamo apprezzato un concerto al Jazz Club “The bird’s eye”; questa mattina andremo a vedere la mostra di un artista contemporaneo sudcoreano, Hyungkoo Lee, che avevamo già apprezzato alla biennale di Venezia, e poi vedremo quali altre sorprese ci proporrà questa città cosmopolita.

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Aarau – Zurich

Rieccoci qua, dopo la seconda tappa piu’ lunga della settimana: oltre 70 km, per arrivare ad un totale che batte il record dell’anno scorso. Siamo a quota 440 km percorsi finora!!
Quasi tutto il tragitto dall’inizio del viaggio è stato effettuato lungo la rotta ciclabile nazionale n. 5 che attraversa l’intera Svizzera da ovest a est sull’altopiano. Solo oggi l’abbiamo lasciata per giungere a Zurigo seguendo una pista ciclabile regionale, la n. 66, da Baden in poi.
Propio a Baden abbiamo avuto la sorpresa della giornata: grazie ad un contatto di Paola, siamo andati a visitare lo stabilimento produttivo della fabbrica di turbine ABB, che abbiamo trovato lungo la strada. Abbiamo cosi’ sentito anche un po’ di storia della città, che si è accresciuta con lo stabilimento a partire dalla fine dell’Ottocento. Il nostro cicerone, Kobi, ci ha fatto vedere orgoglioso tutte le lavorazioni dei diversi materiali e componenti per oltre un’ora, ed effettivamente la visita meritava.

Alla fine del pomeriggio, dopo un ultimo tratto di pedalata lungo il fiume, sul lago di Zurigo, e con salitina spezza gambe finale, siamo arrivati all’ostello da dove vi stiamo scrivendo (anche oggi senza la possibilità di caricare le foto, uffi!).
Il passaggio per la movimentata stazione centrale di Zurigo, arricchita di mercatino e gente di tutti i tipi, ci ha fatto apprezzare il ritorno alle grandi città. Nei giorni scorsi, i paesini con gradevole centro medievale e casette rurali di legno, ci hanno fatto sentire la mancanza degli eventi affollati: a dire il vero, gli eventi culturali da quelle parti c’erano in calendario, ma erano sempre un giorno dopo, o un giorno prima, o addirittura alcune ore prima del nostro passaggio, e non li abbiamo intercettati mai. Ma qua a Zurigo ci aspettiamo di trovare una quantità di iniziative sufficientemente fitta da poter scegliere a volontà quello che ci piace di piu’, nel corso della nostra permanenza, che sarà di due giorni.
Giusto per fare un esempio di scelta mondana, questa sera ci piazzeremo al Teatro Bianchini, tra coperte e cuscini, per riposar le gambe; e per tutto domani non vorremo piu’ vedere il sellino della bici…

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Solothurn – Aarau

Questa mattina ci siamo svegliati con uno splendido sole, e abbiamo pedalato per 55 km tra i campi e lungo il fiume Aare che si faceva sempre piu’ ampio, fino ad arrivare alla meta di oggi, Aarau, giusto in tempo prima che si alzasse il vento con minaccia di bufera. A quel punto, ci siamo rintanati presso l’appartamento di una signora che ci ha affittato una camera (l’unica sistemazione a prezzo umano del posto): una tipa stranissima, che sembra un personaggio di guerre stellari. Parla in tre lingue contemporaneamente facendo le faccione piu’ incredibili sotto la chioma cotonata bianca.

Durante la mattina abbiamo attraversato campi di girasoli, viali alberati e le solite serie di casette di legno tipiche svizzere. Sotto le larghe falde dei tetti delle case c’erano molti nidi di rondine: le abbiamo viste fischiare mentre rientravano al nido imbeccando i piccoli rondinini, dai becchi gialli spalancati. I nidi erano sia naturali e costruiti dagli uccelli, che artificiali, in cemento, a forma di coppetta, attaccati in mezzo agli altri dal proprietario della casa, tutti ben utilizzati.
Abbiamo visto anche dei complicati mulini ad acqua, pieni di meccanismi rotanti come quelli degli orologi, con riempimento di bicchieri o trasporto di palloni su guide in rotazione, giroscopi e altre stramberie. Roba proprio schfizzera !!!

p.s. abbiamo aggiunto le foto al post di ieri: guardate Dado che si tuffa!! e al post della festa del lombrico di qualche giorno fa.

campagna svizzera passeggiando in bicicletta mulini ad orologeria temporale in arrivo

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Biel – Solothurn

Rieccoci qua! Finalmente una giornata all’insegna del caldo e del sole (dopo parecchi giorni un po’ freddolosi).
Oggi abbiamo superato la quota 300 km complessivi di viaggio (e siamo solo a metà!), pedalando sempre sulla route-velo nazionale n. 5. Le piste ciclabili qui si confermano essere piacevoli e ben segnalate. Il percorso di oggi procedeva per stradine secondarie, lungo l’argine del fiume Aare, su dolci sterrati, strade agricole, per vie quasi private tra le casette con davanzali fioriti di rosso e facciate di legno. Insomma, una pedalata in tutta tranquillità.
A metà mattina abbiamo bevuto un succo alla mela “fai da te” (ci si versa la porzione nel bicchiere e si lasciano due franchi nel barattolo con scritto ‘danke’), direttamente presso un produttore.
All’ora di pranzo siamo stati tentati da una piscina all’aperto, abbiamo deciso di entrare, e siamo rimasti ipnotizzati per tutto il pomeriggio dall’atmosfera “dolce far niente” dello stabilimento col prato vicino al fiume e gli scivoli d’acqua. Tipica scena estiva: Palla sul ciambellone nell’acqua che degusta un gelato; Dado versione bimbo che fa i tuffi e le corse sullo scivolo.
Per la sera ci siamo sistemati in ostello a Solothurn, dove internet è disponibile ma non si possono mandare foto, proprio stavolta che col bel sole ne avevamo scattate tante!
A domani per la tappa lunga verso Aarau, a metà strada tra qui e Zurigo, e per le foto rimaste indietro se riusciamo a recuperare!

p.s. riecco le foto caricate in ritardo…

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casette fiorite succo di mela ponte sull'Aarau dado in acqua!!!
piazza a Solothurn fiori di terrazza Svizzera fiorita Solothurn

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