luglio 17, 2008 at 04:46
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Martedì sera siamo andati a sentire il concerto ska dei Toasters sul mare all’Ausonia. Siamo arrivati di corsa dopo cena per non fare tardi, ma una volta lì abbiamo dovuto aspettare più di un’ora prima dell’inizio del concerto. Poco male: entrambi attrezzati di macchina fotografica, ci siamo messi a giocare con le luci della sera! I riflessi dei lampioni sul mare ci ipnotizzavano.
Dopo numerose sessioni di prove luci sul palco, parte finalmente il concerto. IL più longevo gruppo ska in azione anima subito la folla: chicken dance per tutti! Ovvero ballo dinoccolato stile ska, come viene viene.
Dopo una buona oretta passata a ballicchiare, avviso Dado: “vado a sedermi un attimo”. Dopo ancora un po’ aggiungo: “vado su, sulla terrazza”. La vista dall’alto è buona per fotografare i musicisti sul palco. In realtà era tutta una scusa: al piano di sopra ci sono i divanetti all’aperto. Lì, cullata dalle ultime animatissime canzoni, ho chiuso la serata con una bella ronfata finale!
Questa domenica volevo fare un giro in bici, ma per tutto il giorno il cielo chiamava pioggia e non mi sapevo decidere. A metà pomeriggio, dopo il giro di visite ad amici e parenti, finalmente vado: prendo il treno e arrivo a Cormons che sono le sei.
L’anello del monte Quarin l’ho già percorso altre volte ed è una delle pedalate più belle della zona. Per esplorare un itinerario nuovo, decido di salire su per il monte seguendo la strada panoramica: sono 160 metri di dislivello. Solo l’ora tarda e il cielo nuvoloso potevano permettere che l’arrampicatina non facesse sudare troppo, a luglio inoltrato.
Arrivo quasi in cima e il cielo comincia a rombare, si sentono finissime gocce d’acqua e il vento forma mulinelli di foglie… presa dal dubbio, sono tentata di tornare indietro per la via appena fatta, ma chiedo lumi sulla strada sterrata davanti a me: mi confermano che, proseguendo per di là, dopo un’ultima salitina si arriva alla chiesa e poi comincia la discesa per l’altro lato del monte. Quindi: vado avanti.
La vista dalla chiesa mi premia: cielo rosso davanti a me, nuvoloni neri verticali con l’acqua che scende più in lontananza, e raggi di luce tra le nubi a lato che schiariscono alcune zone pulite. La posizione privilegiata permette non solo di ammirare tutta la pianura fino all’orizzonte, ma anche di valutare la distanza tra la mia bici e la pioggia, e decido che il giro può essere arrischiato ancora per un po’.
Scendo il monte in picchiata dall’altro lato, curve tra i vigneti e steccati nel bosco, uno splendido premio di velocità da assaporare nei meandri del piccolo monte. La pianura si apre e ho ancora velocità nelle ruote, un improvviso profumo di fichi e di erba citronella mi immerge in una tisana di verde campagna.
Arrivo alla Subida e riconosco la strada nota, quella dove avevo forato sotto la pioggia tempo fa. Non è molta la strada che mi separa dalla stazione dei treni, quando goccioloni d’acqua radi cominciano in modo più deciso a toccarmi le braccia, e io li schivo a zig zag come in Matrix…
Sul binario del treno, la pioggia col sole farà compagnia a me e agli altri viaggiatori, rassegnati al ritardo del regionale da noi atteso per ben tre quarti d’ora, ma l’apparizione di un grande arcobaleno sopra le nuvole ci rasserenerà.
Inutile dire che il clima festivo era ancora presente anche la mattina dopo.
Ci siamo ritrovati che eravamo presenti ancora in molti, per la tipica colazione a Spilimbergo sotto gli alberi. Degli amici avevano portato a Ico e Cla del pane augurale fatto in casa a forma di ‘C’ ed ‘F’, le loro iniziali. Mentre eravamo tutti intenti a spalmare la marmellata sulle fette di questo buonissimo pane, è arrivata Clara che si era appena risvegliata, e tutta allarmata ha recuparato per sè una delle ultime fette appena in tempo: che sacrilegio, se lo avesse trovato già finito!
Tocco finale, insieme all’apertura di pacchi e regali, è stata la lettura del quaderno delle ricette. Questo quaderno ben decorato girava di nascosto tra gli invitati sin dal giorno precedente: è stato scritto dagli amici durante tutto il pomeriggio della festa. C’era la sezione dei dolci e la sezione del salato, e ognuno dei presenti ha scritto la sua coppia di ricette nella propria lingua. Si potevano trovare scritture in italiano, inglese, spagnolo, francese e credo che non finisse qui, perchè c’era anche un amico turco, mentre il testimone era emigrato in Germania. Risulta facile dire che, a beneficio dei nostri amici cosmopoliti, sono stati raccolti ingredienti da tutte le parti del mondo.
Non mi dilungo sulla partita di pallavolo (con immancabile pallone finito sull’albero) e sulla piscina tonda installata dietro la casa: non avevamo portato il costume.
L’ora di pranzo era ben che superata e la nostra tenda definitivamente smontata, mentre arrivavano dei fantastici salami nostrani assolutamente privi di conservanti per continuare con gli spuntini del day after. E anche la musica tornava come un ciclo infinito. Quando eravamo sul punto di avviarci definitivamente, mi sono trovata coinvolta nella pizzica: il ballo tra le ragazze era irresistibile, ci faceva girare su noi stesse, i lembi delle nostre gonne ondeggiavano, e non sarei andata via mai…
Quando una festa è ricca di idee, è il caso di ricordarle, come spunto per farne fiorire delle altre! Ecco cosa ci hanno combinato Ico e Cla.
Il pranzo all’aperto si è tenuto sotto i filari degli alberi del bosco dietro casa. Alle cinque del pomeriggio il servizio catering se n’è andato ed è subentrata la cucina casalinga. Per la cena, è stata arrostita una porchetta di 80kg (ed è da notare che proveniva dal contadino che abita dieci metri più in là: “questo maialino ha visto una piccola porzione di mondo”, ha osservato Emilio). Tra un piatto e l’altro, i Maxmaber facevano ripartire le percussioni, e danze insolite si aprivano: un serissimo tango in ciabatte da mare, la danza del ventre di una mamma col pupo appisolato sul marsupio sballonzolante davanti a lei, abbaiate di cani ai ballerini, insomma scene da festa paesana che avremmo voluto non smettessero mai.
Clara e Almachiara hanno suonato e cantato assieme degli splendidi pezzi in spagnolo, Besame Mucho e Quizas, in un quadro insolito che incorniciava Clara in abito bianco dietro al contrabbasso e Almachiara quale testimone alla voce: splendido.
Io mi sono procurata una serie di occasioni per disegnare tatuaggetti lavabili con le penne colorate. Dopo Natalia, Alberto, Alma e Lionel, sono arrivati i tre bambini della vicina di casa per fare ripetute richieste di disegni di animali sui loro braccini: il primo della coda, dopo aver ricevuto il disegno, si rimetteva in fondo alla coda per averne un altro…
A notte fonda arrivavano ancora prosciutto e melone, e poteva essere già abbastanza così, quando è partita la sessione dance della festa: tutti camuffati con cappelloni occhialoni e pagliacciate varie, come in un carnevale da strada, e ovviamente le ragazze argentine erano scatenate e non le avresti fermate mai. Ico e Cla ci hanno rivelato di aver portato i mascheramenti dall’Argentina, e sentite un po’ come hanno fatto: “Sono facili da trasportare anche se hanno molto volume, perchè sono fatti in gomma piuma. Abbiamo portato in Argentina le borse per trasportarli. Un tipo speciale di borse che lì non si trova, e che diventa sottovuoto con l’aiuto dell’aspirapolvere!”
La mattina del giorno delle nozze di Ico e Cla, la casa di Spilimbergo affollata di parenti ed amici era tutta in fervore. Mentre il sole asciugava l’erba del giardino, arrivavano materiali e personale del catering. Al secondo piano, Clara con le sue amiche si preparava, anzi, si lasciava preparare da loro, facendosi massaggiare e coccolare, mentre le ciocche dei capelli venivano fissate accuratamente assieme alle roselline di stoffa dallo stesso colore del vestito. Mi ha colpito la capacità di Clara di condividere con amiche ed altre persone un momento che io vedo come molto privato.
I minuti scorrevano, mentre Clara ancora indugiava negli aggiustamenti; ogni tanto si sporgeva alla finestra, dando qualche direttiva e controllando la regia, insieme ad Ico che trafficava giù in giardino. L’appuntamento prima della cerimonia è stato fissato in piazza Duomo alle 11, e noi alle 11:10 eravamo ancora a casa… per fortuna era stato previsto un certo anticipo rispetto al rito, per cui c’è stato tempo per raccogliersi tutti prima di avviarsi verso il centro storico.
All’arrivo in piazza di Ico e Cla, il gruppo di centocinquanta persone si è radunato in un applauso, la musica balcanica dei Max Maber si è accesa e gli sposi hanno cominciato ad avviarsi. Era la prima volta che vedevo il rito aprirsi in questo modo, ed è stato uno dei momenti più belli della festa: Federico e Clara erano arrivati insieme a piedi, senza fronzoli o goffi mezzi di trasporto, e si tenevano per mano, leggeri nel sole, aprendo la strada. Insieme agli altri, si sono diretti verso il municipio dove sarebbe avvenuta la celebrazione, sopra la collina. Amici e parenti seguivano compatti, incantati dall’effetto ottenuto dal corteo appena formatosi, mentre la fisarmonica zigana dava il ritmo alla festa che era cominciata.
La sera prima del rito di Ico e Cla siamo arrivati a Spilimbergo sotto un muro di pioggia. In giardino a casa loro c’erano dei tendoni ma il prato sembrava una piscina! Molti amici erano già arrivati e si consolavano con i tranci di pizza fatti arrivare per cena: la più spettacolare era la “pizza tutto”, c’erano sopra tutte le farciture possibili, uova carciofini olive capperi salame e così via…
Nonostante il maltempo, nelle stanze su al secondo piano si lavorava sodo ai preparativi per la festa. La sorella di Clara, Lolli, aveva pianificato da un mese la struttura dei centrotavola, la cui composizione era cominciata alla mattina della vigilia. E poi c’erano tutte le bomboniere da impacchettare, secondo una catena di montaggio di amici, che si è esaurita solo a sera inoltrata…
Nel tema dei centrotavola c’era dentro tutto: acqua, fuoco, terra ed aria. Delle strutture di rosmarino e lavanda si avvolgevano a spirale attorno ai vasi che poi avrebbero ospitato delle candele flottanti. Di giorno il verde delle decorazioni si integrava tra i filari di alberi, e di notte le fiammelle si accendevano sotto le luci appese a festoni…
La pioggia della vigilia non si era ancora fermata mentre Davide preparava la nostra tenda all’aperto. Io in realtà avevo appena conquistato, dopo aver aiutato Lolli nelle sue creazioni, un posto all’asciutto in camera con lei sul materassino gonfiabile, per cui avevo ceduto a Leo il mio posto nella tenda all’aperto… Però poi il materassino non si gonfiava mai, c’era qualcosa che non andava: proviamo col primo beccuccio, proviamo col secondo beccuccio, ma resta sempre uguale… ehm… puoi provare quanto vuoi se sul materassino si lasciano tutti e due i tappi aperti!!
Alla fine sono tornata giù alla tenda, e dormire sotto la tettoia della legnaia col Dadone è stato proprio romantico!
Il matrimonio di Ico e Cla è stato il più ricco evento nuziale prodotto in casa che abbiamo visto finora. Tre giorni di festa e numerose idee personalizzate o realizzate con l’aiuto di amici: dal vestito della sposa, fatto fare in Argentina su disegno di Clara, allo stile di Federico per il rito: abito gessato e sandalo infradito (e gli stava proprio bene!), per non parlare di tutti gli elementi della festa svolta a casa a Spilimbergo, di cui avrò da parlare per giorni.
Vale proprio il detto: dimmi come ti sposi e ti dirò chi sei. Infatti, dal modo in cui viene colta l’occasione di esprimersi durante questo evento, si possono notare molte caratteristiche caratteriali e della visione del mondo delle persone che lo organizzano.
Per Federico e Clara è naturalmente ovvio non avvalersi di nessuna immagine o soluzione già pronta e mettere insieme le tappe del proprio percorso con le proprie mani, tenendo bene in considerazione la rete di amici.
Quando ho chiesto come hanno fatto ad organizzare tutto quello di cui vi parlerò (da remoto, peraltro, essendo lui a Cambridge e lei a Trieste negli ultimi mesi), Ico mi ha risposto: “Skype!”. Chissà a quanti, degli oltre cento invitati, era stato assegnato un compito per contribuire all’evento.
Noi, di compiti, ne abbiamo avuti due, e del tutto lusinghieri.
Dado ha portato da Trieste il prosciutto cotto caldo che ha fatto da apertura al buffet (poi continuato all’infinito), ed è stato molto apprezzato per questo. Io ho avuto l’onore di disegnare il logo che raffigura Federico e Clara assieme (logo realizzato dopo lunghe tappe di revisione insieme a loro, che ne hanno seguito attentamente i dettagli di realizzazione!). Ho avuto la sorpresa di ritrovare il disegno non solo sulle originali partecipazioni (dal testo scompaginato), ma anche sul marzapane della torta e sulle bomboniere, che erano dei grembiuli da cucina fatti ricamare da un’altra amica argentina. Come si vede, la catena sociale delle collaborazioni è piuttosto lunga oltre che transnazionale!
Secondo me dunque un motto che fa parte della filosofia di vita di IcoCla, e che non ha mancato di emergere durante questo importante rito, è il seguente: per stare assieme, tutti danno una mano in cucina!!
Anche io posso cambiare, cambiare pelle, almeno in modo simbolico.
La mattina ho portato un geco attaccato a me a vedere la città in bici.
La sera, dopo la doccia, non lo avevo più…
Domenica scorsa siamo andati a fare un giretto in centro con le bici. Siccome una coppia di amici era fuori Trieste e un’altra era occupata, ci siamo detti: andiamo in città, che forse incontriamo qualcuno.
Invece la città era deserta: super caldo, tutti al mare, noi col mare avevamo già dato la mattina, quindi pensiamo di consolarci con un gelato. Però la prima gelateria avvicinata era chiusa, e la seconda pure… ahi ahi ahi! Qua non procede!
Ci fermiamo in piazzetta Cavana: sì, la gelateria lì è aperta.
Ci sediamo, ordiniamo e chiamiamo a casa delle bolzanine che sono in zona: magari riusciamo a combinare qualcosa.
Troviamo solo Evelina, sola a casa che studia: gli altri, tutti fuori. “Vuoi un gelato, te lo portiamo?” “No, però vi posso ospitare a casa per un caffè”.
E così passiamo un’oretta a casa da Evelin, ovvero al “convittoromitto”, che ha le sue regole per le faccende di casa ben messe in chiaro, con una tabella dei turni di pulizia e di spesa abbastanza aggiornata (sono in otto, mi pare giusto…).
Evelina ci racconta che sta studiando un esame sulla teoria e la tecnica della interpretazione, lei infatti fa la scuola per interpreti. Era un po’ perplessa su alcune delle tesi dei ricercatori di quella materia, che le sembravano un po’ fatte per vantarsi sui libri…
Scenette da quel pomeriggio: latte tedesco, caffè in tazze tutte diverse, sirena della nave che parte per la crociera da piazza Unità, “cucù” dell’orologio a cucù, suono delle campane dal campanile fuori dalla sua finestra, di cui notiamo: l’orologio è completamente sfasato di orario!
Evelina è un po’ dipendente dal labello e dai suoi surrogati: ogni due minuti se ne spalma un po’. Ecco fatto lo scherzo adatto! Le coinquiline, sapendo di questo suo uso continuativo della crema, un giorno le hanno svuotato il barattolo della Nivea e lo hanno riempito di formaggio Filadelfia…