Archive for giugno, 2008

Cenetta al salto

Cosa si fa stasera per cena?
Cosa c’è a casa?
Tre zucchine e una melanzana?!
Ok: allora inventiamoci la cenetta più sfiziosa del mondo: spaghetti con le verdure al salto!
Le ricette migliori sono quelle improvvisate con quello che c’è… vale la pena segnarsela!
Trovate tutti i dettagli a questa pagina.

spaghiverdure

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Ciclabile Mincio-Po: parte 5. Il Po fino a Ferrara

mappa ciclovia sul Po

L’ultima tappa del nostro giro in bici sul Mincio e sul Po ci ha portato a superare la soglia dei 200 km totali.
Spesso lungo il percorso del Po erano praticabili sia argine destro che argine sinistro. Il Po fa da confine di regione, per cui le persone che abbiamo incontrato hanno dimostrato rivalità nei confronti di quelle dell’altro lato, consigliandoci sempre di restare nella regione in cui eravamo: per esempio ci spiegavano che dall’altro lato la strada era più lunga/scomoda/tortuosa (e parliamo di ciclisti che sembravano informati sui fatti) o i ristoranti più cari!!
Solo dopo Ferrara la ciclovia diventa segnalata in modo ufficiale come percorso “Destra Po”.

La pianura alluvionale verso Ferrara, dobbiamo ammetterlo, è monotona e piatta: non c’è confronto coi percorsi dei fiumi di montagna come il Brenta. Anzi, il placido, largo e opaco Po in certi tratti mi ha ricordato l’immutabile Mekong della mia lontana trasferta in Cambogia.

L'uniformità lungo il Po' un po' di laghetto Ferrara classic Ferrara corte mercato

Ferrara, come meta, è il premio del ciclista viaggiatore. Il centro pedonale è il regno delle bici, e anche fuori dall’area storica sono numerose le piste ciclabili fianco strada. Passare per Ferrara all’ora di pranzo, coi suoi mattoni rossi e gli intonaci arancioni, ci ha fatto sentire il caldo del viaggio tutto in una volta, mentre l’occhio spaziava sotto i portici a volta dal colore terra bruciata…
La gita si è conclusa al meglio sull’erba soffice del Parco Massari, dove fontane ed ombra ci hanno garantito la tanto attesa frescura finale, prima del ritorno in treno, a casa per cena.

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Ciclabile Mincio-Po: parte 4. Tuffo nella natura

Se si vuole percorrere in giù il Mincio sul lato destro, partendo da Mantova dalla zona dei laghi, si deve tribolare non poco per trovare l’inizio del percorso ciclabile. Anche Paolo Bonavoglia nel suo sito dice che ci ha provato usando due percorsi diversi, e si è comunque perso. Non ditelo a noi, che ci abbiamo messo 15 km di divagazioni, mentre la gente del posto ci mandava qua e là, basandosi su due frasi fisse: “da dove venite?” seguito da “dovete andare dalla parte opposta e attraversare tutta la città” (anche gli zingari l’hanno usata, per cui ci è sembrato uno scherzo concordato, però loro hanno fatto anche il gesto di invitarci a pranzo, o perlomeno ci hanno provato).
Se volete fare _davvero_ il percorso in bici dalla fine del lago inferiore di Mantova all’imbocco dell’argine destro del Mincio verso il Po, preparatevi all’avventura, come abbiamo fatto noi.

La guida turistica sui percorsi ciclabili mantovani dice che l’itinerario inizia presso il Bosco Virgiliano prendendo un “breve e stretto tratto in discesa, verso un’agevole strada sterrata a margine del lago“. Però trascura il fatto che il percorso è diventato una selva incolta non segnalata (infatti Paolo, al quale sembra che dopo gli zingari del campo nomadi la strada finisca, ha rinunciato), e noi non l’avremmo imboccato mai se non ci avesse fatto strada un tipo in scooter, ciabatte e barba grigia, che si è buttato giù per il dirupo tra ortiche alte più di noi, di fronte ai nostri occhi increduli. Lo seguiamo sulle nostre bici a malapena in equilibrio, e poco dopo arriviamo al lago, intendo dire al margine semi sommerso del lago, tra le canne, le pozzanghere e i saliscendi sulle montagnole di sterpaglie, che ci sembra incredibile lo scooterista abbia superato prima di noi: infatti dopo un po’ abbiamo perso le sue tracce (sarà rimasto risucchiato nel pantano?).
Ci ritroviamo immersi nella giungla, acqua a destra e lago a sinistra, rumori sospetti di animali che entrano ed escono dall’acqua, nugoli di ‘zanzare assassine’ (dice Dado, colto da un attacco di riso, mentre mette mano all’Autan…), ragnatele, neve di pollini, biscie nere grosse tre dita che serpeggiano presso il piede, improvvise apparizioni di cigni, e altri assurdi personaggi in canottiera che fanno jogging in questo improbabile intrico palustre.

dado nella selva PaolaSelva lagoselva

Dopo un quarto d’ora alla Indiana Jones, finalmente rivediamo la luce, il lago convoglia a fiume e risaliamo l’argine destro del Mincio verso il Po.
Il panorama allora si fa tutto bucolico: distese di grano soffice come un maglione di lana, pendici di erba medica tutta fiorita di viola, fiume pieno d’anse e salici semisommersi dall’acqua alta.
Il sole di mezzogiorno ci bacia, e per un paio d’ore apriamo la pista lungo l’argine che scorre davanti a noi, primi visitatori dopo due settimane di pioggia che han fatto infoltire le piante sul percorso dal fondo in terra battuta o ghiaia (quando è visibile).
Ogni tanto le ruote fanno “sciaf sciaf” nelle pozzanghere, e si ricoprono di una “zeppa” di fango. Il fango si accumula anche a lato ruota, dove i peli di gomma del copertone fanno da supporto alla formazione di frange di terra tipo creste da punk; e mentre andiamo avanti, la terra vola dalle ruote, e le frange punk si trasformano in proiettili rotanti che ci ricoprono di una varicella marrone…

Dopo la mattina immersa nella natura, pranzo premio a Governolo, dove la civiltà ricomincia, insime alla strada asfaltata e alla pista segnalata. Cena a Castelmassa (ormai sul Po) per suggellare una tappa da 80 km.

campi tutta natura argine fiori selvatici erba medica
percorso destra mincio

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Ciclabile Mincio-Po: parte 3. Un cocktail a Mantova

mantovared mantovacurve mantovablue mantovaeye

Arrivo in bici a Mantova: splendida serata.
Sole, luce fino a tardi, si può stare col vestito di seta leggero come se fosse estate. Sì, questo è il resoconto di giovedì scorso, a cinque giorni dal solstizio.
A Mantova, vicino al lago di mezzo, c’è un locale dove, due anni fa, avevo preso un panino col papi, in attesa di Juri Druznikov, candidato premio nobel e docente di storia della censura, che aveva un libro suo da regalarci, in cambio di uno nostro di cui papi era autore.

Lago di mezzo -2 lucinotte Mantova by night -3 Mantova by night -4

Musica lounge, tipo Morcheeba, o Air, tavolini di legno e dondolo relax.
Dado ed io prendiamo due cocktail verdi, il suo è un mojito con le foglie di menta mescolate intere al ghiaccio, il mio è un analcolico pompelmo-kiwi con la schiuma e la fragola sopra.
Non siamo tipi soliti a queste cose.
Io infatti smantello presto la scultura: via la fragola, caduta la cannuccia, fuori il ghiaccio. Bevo senza misteri: slurp!
Dado invece si sbafa il buffet a gratis: terzo giro al tavolo pizzette… quarto giro al tavolo sottaceti… Che pacchia!

l'ennesima verdona davidaolamantova

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Ciclabile Mincio-Po: parte 2. Ciòminciòti…

La pista ciclabile che corre lungo il fiume Mincio fa parte del progetto europeo “Eurovelo”.
Per prenderla da peschiera del Garda si entra nella rocca all’imbocco del fiume e si comincia prendendo l’argine destro. La pista è in strada bianca, interdetta al traffico, e attraversa un po’ di volte il Mincio, portandosi talvolta a destra talvolta a sinistra, fino a Mantova.

inizio gita mincio all'attacco ponte sul mincio eurovelo

Il percorso è fiancheggiato da fiori di campo di tutti i colori: non si resiste, ogni due per tre scatta lo stop fotografico. Ci facciamo largo tra i rovi per avvicinarci alle distese di grano, oppure ci appostiamo tra le creature volanti, per acchiappare con il macro il nugolo di libellule mentre si leva o si riposa.
Durante la sosta dedicata alle libellule, Dado si è accorto che una nuvola di moschini si era affezionata a lui e continuava a seguirlo dovunque andasse… anche in bici, restavano sopra la sua testa come nei fumetti! Si erano affezionati al suo colore bianco? Parte allora il piano di salvataggio: cambio di maglietta, spruzzata di Autan, montare sulla bici e scattare a tutta birra… pronti VIAAAAA!!
…Sì, alla fine li abbiamo seminati.

fiori di campo elitre blu campi di grano oro rosso

Mezzogiorno sotto il sole: la pancia comincia a fare rumore.
Andiamo in esplorazione per il pranzo: una freccia “agriturismo 1 km” ci tenta.
La tentazione ci costa una salitina e una bella deviazione ben più lunga del previsto; quando finalmente troviamo il sito, scopriamo che offre solo pernotti ma non pranzi!
L’idea agriturismo ci solletica ancora un po’, ed ecco che seguendo le frecce-invito, partiamo per un paio di altre deviazioni, i chilometri corrono sotto il sole a picco, eppure non troviamo dove mangiare: neanche la birreria offre pranzi.
Rinunciamo allora agli smarrimenti nella campagna, ed entriamo nel borghetto di Pozzolo. C’è solo una trattoria aperta sotto il campanile, e quando entriamo, dalle tavolate di soli uomini si alzano molte teste curiose… ci sentiamo degli astronauti in tutina, intrufolati come siamo nella mensa degli operai del luogo, tutti magliette grigie, canottiere e tatuaggi, che chiedono il solito caffè corretto chiamando per nome la placida cameriera.
Questo segno è garanzia di qualità: saranno ottime infatti le lasagne, e il semifreddo fatto in casa, roba da copiare la ricetta e farsi dare il bis.

Ecco dunque a voi, il segreto del dolce della signora Luciana!
- montare la panna
- grattuggiare cioccolato fondente
- sbriciolare amaretti
- inserire il tutto in uno stampo da dolce tipo plum cake e poi in freezer
- servire a fette condite con la salsa al cioccolato
E’ così facile che gli abbiamo dedicato una pagina: lo ritroverete memorizzato qui!

dolce di luciana

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Ciclabile Mincio-Po: parte 1. Peschiera del Garda

Eccoci arrivati!
Il Mincio e il Po non hanno più segreti per noi, ci diamo del tu, anzi, col Mincio ora ci diamo del ciòminciòti!!
Nei prossimi giorni uscirà la recensione a puntate del viaggio in bici effettuato sul Mincio e su un tratto del Po, a tratti liscio come l’olio e a tratti avventuroso!

Andare in bici permette di essere flessibili con l’itinerario. Ecco allora che abbiamo percorso 210 km e non 180 come previsto, in tre giorni con tappe da 70km – 80km e 60 km, modificando data di partenza e luogo di arrivo, scombinando i pernotti adeguandoli a dove eravamo arrivati in quel momento, e così via!

Il primo giorno, martedì sera, siamo arrivati sul lago di Garda, e siccome era un giorno con rischio di pioggia, il nostro (carissimo – cosa inevitabile sul Garda) albergo era stato scelto vicino alla stazione, per portare la bici dal treno alla camera in tranquillità… Comunque al nostro arrivo c’era il sole, quindi eravamo salvi (in teoria).
Dopo la passeggiata sulla sabbia con il tramonto sul lago, che sembra mare per i profumi del bagnasciuga e per le parole che ogni tanto ci scappano quando lo descriviamo, andiamo a cena fuori. Grigliata mista e maxischermo con la partita dell’Italia, la vacanza sembra proprio una pacchia nella calura estiva.
Torniamo a piedi all’albergo, la strada da fare è lunga, e comincia a schizzare… anzi a piovere bene… siamo in maglietta e ciabatte… gli alberi dei viali ci proteggono a malapena… iniziamo a correre… DILUVIA!!! Fatto tanto per evitarla, e ora siamo in piena doccia notturna!!! ah ah… zompa-zompa-splash!!
Non resta che concludere con una doccia calda in hotel, dove per fortuna c’è il phon, per asciugare l’unico paio di sandali portati…

paolago dadolago davidaolago garda

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Itinerari ciclabili d’Italia

Se si vuole fare una esplorazione dell’Italia e del centro Europa sfruttando le piste ciclabili esistenti o gli itinerari consigliati, insomma i percorsi pronti, basta aprire la finestra e mettere il naso fuori: si comincia a guardare qualche sito delle sedi locali fiab (federazione italiana amici della biciletta), e un giro tira l’altro!

Ancora meglio, è l’approccio del nostro amico Emilio Rigatti (cito liberamente a memoria da Italia Fuorirotta): “non contano solo gli itinerari noti, ma anche la scoperta di quelli che non stanno su nessuna guida turistica. Non sappiamo cosa c’è nel nostro territorio! Come si fa ad arrivare all’altrove senza passare per le solite arterie (auto)stradali? Provate a descrivere a mente la strada alternativa – si va di qua e si gira di là – e a dare le indicazioni al ciclista, se non ci siete stati…”
L’unico modo per saper dare queste indicazioni è battere il territorio palmo a palmo in prima persona: conosco il posto nascosto se me lo sono conquistato da me.

Probabilmente, mentre voi starete leggendo queste righe, noi saremo già in viaggio: ecco il programma.
- mercoledì 18: treno + pedalata Peschiera Mantova (ciclabile del mincio)
- giovedì 19: Mantova Ferrara (con le anse del fiume, fanno 100km in un giorno?)
- venerdì 20: Ferrara Adria (ciclopista riva destra po)
- sabato 21: ritorno da Adria in treno

Ed ecco la probabile mappa.
A presto per le recensioni!

mincio po itinerario

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My hero

delicatezza
Per la mamma, bella come un fiore
rumoredelicato

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Adotta uno stagno

Da quando il tram è di nuovo in funzione, è facile fare dei giretti in bici sull’altopiano. Quando non piove, eh!
Molti possono essere i criteri di esplorazione: la mappatura delle strade bianche, il giro delle cave, i siti di sconfinamento su sentiero sterrato.
Di recente ho iniziato il giro dei laghetti carsici, detti anche stagni.
I tutori degli stagni li valorizzano e tengono persino corsi, destinati agli amanti della natura, su come proteggerne l’ecosistema.

Si comincia con Percedol: un classico, avvolto nell’ombra delle fronde, coi raggi di luce che entrano tra i rami come un mistero. Profumo di sambuco e canto di uccelli: il video qua sotto ne cattura alcuni gorgheggi.

percedol verde a percedol raggi a percedol boscoverde

Seconda tappa: lo stagno di Banne.
Piccolo come uno specchio magico, dal consolidamento di roccia storico, e sovrastato da nugoli di libellule azzurre e viola, splendenti come piccole macchine di acciaio, impossibili da fotografare per la loro rapidità. Talvolta alcune, giganti come elicotteri, volano a coppie così vicine che si sente un forte rumore di ali sbattute una sull’altra, appena scartano improvvisamente per cambiare direzione insieme.
Mi sono messa seduta sull’orlo dell’acqua per una mezz’ora buona, e solo dopo che l’occhio si è abituato alle forme naturali e ai loro micro movimenti, sono riuscita ad avvistare: il tritone punteggiato (un anfibio simpatico che sembra una grossa lucertula d’acqua, a parte la coda pinnata), la rana dalmatina, e il lievissimo idrometra che cammina sull’acqua: provate a individuarli nelle foto qua sotto in cui continuano a nascondersi…

stagno di banne tritoni rana comune ninfee a banne

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Una specie di serata libera

Sabato sera, vado a dare da mangiare ai cani dei miei.
Quando ho finito, torno verso casa, e mi passa vicino l’autobus 42. La 42 mi potrebbe portare in centro in un attimo… che fare, la prendo? Salto su.
La pioggia e il vento quasi invernali si sono un poco placati, però la sciarpa e il berretto di lana che ho preso prima di uscire ci stanno benissimo.
Arrivata in centro, vado alla luminosa. Tutti i film cominciano tra un’ora. Facciamo due passi.
Arrivo al Caffè San Marco, entro e sbircio i volantini degli eventi della serata.
Ordino una specie di cena: succo alla pera, e un trasgressivo tramezzino ai gamberetti.
Il cameriere mi capisce senza parole, con un cenno gli faccio notare dove ho posato la borsa, e lui porta il vassoio sul tavolo lì vicino, mentre io giro e guardo le foto esposte.
Prendo il Piccolo, ricontrollo gli eventi della serata. C’è un concerto in Via Alpi Giulie, e ci vorrebbe un po’ di strada per arrivarci. C’è Sergio Cammariere al Teatro Bobbio, non ho mai sentito questo teatro, chissà dov’è? Il suo spettacolo è già iniziato da mezz’ora, chissà se arrivando lì a spettacolo inoltrato mi fanno entrare gratis… resto un po’ a fantasticare sulla mia ipotetica scena di ingresso a sbafo, e poi continuo a guardare il giornale.
Il Caffè S. Marco è vuoto, lo era anche prima del mio arrivo, e il cameriere procede con manovre di chiusura. Quando spegne la luce vicino alla zona dove siedo io, capisco senza parole cosa vuol dire, e poichè ho praticamente finito il giornale, saluto e vado via.
Torno indietro a piedi, poche gocce d’acqua. Alla luminosa penso di nuovo ai film che potrei vedere, l’ultimo spettacolo della notte, ma poi proseguo a piedi. Vedo un auto che sembra quella del Dado che torna a casa, la targa mi è familiare… poi me la ripeto a mente, e mi accorgo che è così familiare che assomiglia alla targa dell’auto mia. Non della sua.
Ancora due passi, e sono sulla via per casa. Vedo per terra un piccolo riccio verde, una pallina con gli aculei, e mi chino a prenderlo con cautela per evitare che mi punga. E’ morbido, è un riccio d’ippocastano poco maturo: le punte si piegano come se si trattasse di un giocattolo di gomma. Lo tengo tra le dita, ci giochicchio per tutta la strada: è carino.
Arrivo a casa, e mi preparo un tè caldo, alla liquirizia che mi addolcisce la gola. Ormai, dopo un po’ che son rimasta a scrivere, l’infusione sarà pronta.

Vado a bere il tè.

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