Archive for ottobre, 2007

Serata di classe

Giovedì scorso c’è stato un classico ritrovo di classe pre-barcolana.
Erica, promotrice della serata, era già ammanigliata con i pizzaioli Stanlio&Ollio del nuovo locale ‘Frontemare’.
Manuel, prima del ritrovo, aveva già sognato di notte una rissa con Giolo (tipo lancio dell’anguria). In effetti, alla cena, Giolo saltava da un argomento all’altro in vero stile regionale-folle (eh, purtroppo è in crisi perché gli chiudono la telenovela…). Dopo una pizza-combo con Renzo (mezza frontemare e mezza sottobosco con me) e un bel po’ di ridariola (o ridarella che dir si voglia), siamo andati in piazza Unità: musica!
Sulle note prima di Pow Lean, e poi di Giuliano Palma, abbiamo visto svolazzare le ali dell’impermeabile da coach di Manuel, e ripetere le performance ‘cucù dal bus’ della sottoscritta Paola. L’atmosfera era bellissima: una serata calda, in tutti i sensi, sono stata proprio bene. Ambra ha fatto prodezze con la sua macchina fotografica senza batteria: giusto giusto la foto di gruppo che ci voleva!

Classe11-10-07 Lety e Diego Pherpho Doctorate

Si sono fatti vivi virtualmente: in rappresentanza di Fabio, che ha appena conseguito il PhD, la mucca Pherpho Doctorate con la corona d’alloro in testa; in compagnia di Lety, il mini nipotino Diego (Ocio, Lety, che noi gavemo proposto la gita di classe a Barcellona in pulmino, accompagnati dalla prof Fasolato – ora in veste politica – che ci intrattiene sulle novità di gabinetto!!!); e grazie ai contatti intrattenuti da Davide, la mail della prof Urbancich da lui incontrata: “Ciao Paola, che bello ricevere, notizie dei miei ex studenti dopo tanti anni. Ti devo chiedere di salutarmeli tutti, da parte della vecchia prof d’inglese.”

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Ritorno ai laghetti rossi

Con i laghetti rossi di Capriva avevo un conto in sospeso da un mese. Domenica scorsa, li ho ritrovati al primo colpo senza perdermi. Ho verificato che il nome “laghetti rossi” deriva dal colore della terra argillosa della zona del Rio Toccai.
Percorrendo in bici il sentiero sterrato che va dai laghetti alla Crosera dai Giaz, ho visto la strada cosparsa da ricci di castagne. Ho pensato: meglio fermarsi prima di bucare. E poi ho pensato: meglio ancora fermarsi a raccogliere le castagne! Ho fatto una piccola scorta da portare ‘fresca fresca’ per la castagnata che mi attendeva nel pomeriggio. C’erano anche parecchi gusci vuoti, e alcune scorze di castagna pelata sparse nel sottobosco. Forse una parte della scorpacciata era già stata fatta da qualche animale. Ci sono animali che sanno pelare le castagne per mangiarle?

bosco castagne laghetti rossi Paola è arrivata ai laghetti rossi

Al ritorno ho visto il treno passare sopra la mia testa, mentre raggiungevo la stazione di Gorizia dal sottopasso. Arrivo al binario e il treno è ancora lì: è il mio? non è il mio? Mentre mi oriento il treno comincia a muoversi senza di me. Era il mio. Accidenti. Mi consolo con un pranzetto risotto zucchine e scampi all’aria aperta, non lontano dalla stazione, in attesa del treno successivo.
Sul treno ho chiacchierato con i macchinisti veneziani. Secondo loro, a Venezia, coi politici che ci sono, può succedere di tutto. Ti dicono “Piazza S. Marco non serve più, i piccioni fanno epidemia”, e ci tirano su un centro commerciale. Te lo vedi, un palazzone di centro commerciale al posto di piazza S. Marco?

Tra gli altri incontri del giro: un uomo a cavallo nel bosco di San Lorenzo. Una coppia coi cesti straripanti di funghi: “chiodini e porcinelli. Cammini tanto tanto, e poi, quando mai ti aspetti, riempi il cesto”. E un paio di ciclisti epilati che dopo una tappa di cento chilometri meditavano un pomeriggio di pesca, e che hanno sgamato la mia provenienza triestina dagli adesivi ‘de palma’ sul telaio.

laghetti rossi

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esperienze CUL-inarie

La “simpatica” Anna Moroni della prova del cuoco una volta ha detto: “in cucina si rimedia a tutto, in pasticceria no.” Bene, lezione imparata già a suo tempo, ma ora ho una prova concreta.
Dalle due impegnative giornate di castagnata 1 e 2, mi è rimasta ancora un po’ di materia prima, circa un chiletto e mezzo di castagne (alla fine ne abbiamo fatti fuori 8 chili e mezzo su dieci comprati!). Quale occasione migliore per provare a fare la crema di castagne?
Ricordo ancora la prima volta che ho mangiato la torta buonissima della trattoria da Gianni a Trieste in Via Giarizzole (per non fare pubblicità non vi dico il numero civico, che tra seconda parentesi non ricordo).
E l’altro giorno, parlavo con Enrico e Marina del baracchino di verdure (per non fare pubblicità non dico che è quello sotto al ponte di Roiano) proprio della crema di castagne. Mi facevo raccontare come si prepara sta benedetta crema, “ma sì è facile prova anche tu”. bon, ascoltato tutto, e stasera mi sono messo al lavoro.
Pelo le castagne a crudo, le bollisco nel latte, pelo la seconda buccia… si dai, tutto nel “strucapatate” e esce sta bella polpa di castagne. non solo bella, anche buona. un po’ asciuttina però. beh, tanto bisogna ricuocerla nel latte, no? e via di nuovo col latte e invece… cerco su gugle e trovo che il secondo giro di latte non serviva… infatti la crema adesso “stenta” un po’ ad addensarsi… come dire… nel pentolino ho una specie di “minestra di castagne” al posto della crema… boh, aspetto ancora un po’ che si raffreddi e poi vediamo cosa succede…

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castagnata in val Filzetta – 2

Nella seconda giornata di castagnata, siamo arrivati a quota 7 kg di castagne arrostite (in totale). La gente venuta non sembrava più normale. Strane apparizioni si son cominciate a formare. Forse erano i cantuccini pucciati nell’armandolo. Forse le omelettes castagne e fichi. Non so voi, ma a me ‘sta esperienza è sembrata abbastanza psichedelica…





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Castagnata in val Filzetta – 1

Premessa:

la mia oramai moglie Paola sta prendendo possesso completo del blog. Devo trovare una strategia per riuscire a pubblicare qualcosa tra un articolo e l’altro dei suoi. Qualche minuto fa sono riuscito a metterla a nanna, e con la scusa “le ultime robe le metto a posto io”, ho aspettato che cominciasse a dormire per passare al computer e scrivere…

Castagnata!

Da due anni, più o meno in questo periodo, io e Paola abbiamo organizzato una castagnata a casa nostra. All’inizio, due anni fa, l’idea era stata mia, propiziata a) dalla mia golosità per le castagne e b) dalla mia golosità per la ribolla gialla dolce, vino dolce che accompagna le caldarroste. Quest’anno le premesse erano un po’ strane, visto che alcuni amici mi avevano detto “non posso sabato” o “non posso domenica”… allora l’idea è stata “facciamo la castagnata per due giorni!”.
Via con gli inviti e oggi pomeriggio Federica è stata la prima ospite. Con Federica si chiacchierava di vita di coppia e le abbiamo mostrato le foto del matrimonio. Poi sono arrivati Chini e Jean freschi sposi, Federico, senza Clara che è in Argentina, ma con Graziano e la “timida” Ilaria; Cillona, Manuela con Marco, e ancora Domenico e Barbara (Alessandro compreso), Enrico e Liviano, Luca e Carla e, last but not least, Davide!

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Ho cominciato ad arrostire le castagne verso le 16.30, e tre ore dopo ne avevo fatte fuori tre chili! Ora che sono andati via tutti ne sono rimaste poco più di un chilo, quindi dei cinque di partenza è rimasto pochetto… e anche la ribolla è andata via liscia liscia, e non ne ho abbastanza per domani. Spero di trovare aperto lo spaccio vini dove l’ho comperata ieri.
Le castagne migliori erano quelle prese dal baracchino di Marina ed Enrico, sotto al ponte di Roiano (sì, facciamo pubblicità). Loro sono due simpaticoni, attaccabottoni con tutti i clienti; li avevo invitati a passare da noi dopo la chiusura del negozio, ma hanno declinato dicendo che a quell’ora sono molto stanchi e non vedono l’ora di tornare a casa, e li capisco. Allora ho preparato un sacchettino di castagne, due bicchieri di ribolla e Paolina glieli ha portati, e loro ne sono rimasti molto contenti!

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Comunque le chiacchiere tra amici sono state molto piacevoli, e uno dei nodi focali è stato il viaggio. A parte le nostre ovvie foto del viaggio di nozze, abbiamo visto anche le foto della vacanza nuziale di Chini e Jean in Francia, poi di Ilaria in Cambogia e India, e infine di Liviano in America per il suo tour con i Jennifer Gentle. È un peccato che i nostri amici siano “sparsi” dappertutto e che ci vediamo poco, ma è anche bello quando ci si reincontra, raccontarsi le cose come se avessimo interrotto solo un attimo la conversazione.
Domani altro giro, e ancora amici. Che bel!

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Recensione: la culla dell’Occidente

La culla della cultura occidentale è la Grecia, di cui Omero è il primo cantore. Nella sua opera, è possibile vedere tracce delle altre culture.
Margaret Atwood ha ricordato i chiari elmenti provenienti dalle altre voci, e le ha fatte parlare. Penelope ha delle cose da dire sull’uccisione delle sue ancelle, avvenuta al ritorno di Ulisse.
Un libro che dovrebbe essere presentato a scuola. The Penelopeiad. Il canto di Penelope.

girl self portrait

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Mezz’ora a Milano

Martedì scorso ero a Milano, presso l’Associazione Italiana di Metallurgia. A fine giornata, avevo ancora un’ora prima di prendere il treno del ritorno, e mi sono messa a girellare a caccia di mostre, come ai vecchi tempi.
L’associazione italo-svizzera, chiusa. Il Padiglione d’Arte contemporanea, PAC, fermo per allestimento. In piazza della Scala, due coccodrilli viola attaccati al palazzo. Dietro le guglie del Duomo, un aereo che solca il cielo blu. In via Dante, finalmente: una serie di grandi stampe fotografiche da ammirare all’aperto, come già visto in precedenti iniziative. Le guardo tutte? ma sì, facciamo tutto il viale, ci sarà sicuramente una fermata della metro alla fine, senza bisogno di tornare indietro.
E infatti la metro c’era. Solo che non andava diretta alla stazione: questo non l’avevo calcolato. Cambio di metro a Duomo: manca un quarto d’ora. Altri sette minuti consumati in metro. Sette minuti residui per arrivare al treno. Timbrare il biglietto. Cinque minuti. Arrivo al treno: porte chiuse. Aaaaargh! Un ragazzo arriva come me, e batte sulle porte. Un passeggero da dietro la porta fa cenno: niente da fare. Proviamo ancora: il pulsante non apre le porte. Aaaaaargh! Da un altro binario mi sento chiamare: “Paola!” (?!?) “Dall’altra parte!”. Dall’altra parte? Corro dall’altra parte: la pensilina giusta era l’altra, dall’altro lato del treno le porte erano aperte… corro su, giusto in tempo, arrivo al mio posto che il treno si muove. Resta un mistero: il tipo che mi ha chiamata non lo conoscevo, me lo sarò sognato che ha fatto il mio nome?!!!

duomo via dante lucertolone milanotrends

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Mini giro sull’altopiano

Sabato scorso, alla mattina, il cielo era misto: piove o non piove? Mah, andiamo in bici lo stesso.
Prendo il tram, parte subito, però a metà strada si ferma: anche stavolta non porta fino a su. Quando verrà riparato definitivamente?
Poco male: le due curve di via Commerciale alta si fanno subito, tra il rumore d’acqua dei rivi un po’ più pieni, e i cespugli di rovi dove si può rubare ancora qualche mora.
Faccio dunque il mini giro triangolare Opicina-Monrupino-Fernetti-Opicina. Capitare dopo una settimana di pioggia ha i suoi vantaggi: il sottobosco umido profuma, e i raggi di sole illuminano come gioielli le gocce d’acqua sul sommacco rossoverde.
Ai lati della strada adocchio mucchietti di crochi sotto gli alberi (tutti i crochi avevano al loro interno un insetto-forbice nascosto, tranne uno che aveva la lumachina). E poi erica rosata tra i sassi, e un fantastico bruco arlecchino.
Come tocco finale, buco la ruota poco prima del rientro: finalmente! L’ultima volta mi era successo dieci anni fa! Dopo aver trovato, a casa, il minuscolo forellino, sono andata con Dado a far scorta di toppe per riparare mille volte la gomma… così ho diecimila anni di pedalata garantiti!!!

crochigialli roccecarsiche sommacco brucoarlecchino

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