Archive for agosto, 2007

Storie d’acqua e di amici

L’altro ieri ho invitato Andrea a prendere un gelato sulle rive. Non era possibile chiacchierare stando fermi: cammina cammina, i racconti si dipanavano, e gli specchi d’acqua li riflettevano come fili d’arianna.

Storie di viaggi itineranti, on the road! Una volta, Andrea ha attraversato la Francia con la Camargue allagata, salendo argini sterrati e schivando camionette dei pompieri, per arrivare fino a Barcellona in una sola giornata. Un’altra volta è quasi andato a fare yoga in Tibet, quasi però!

rossoverde verso il cielo sectors waterscript

Ora sono a casa, sgranocchio il torrone portato da Cilla dalla Grecia, e mi riguardo la rosa che ieri il nostro compagno di classe Davide ha regalato alle donne della serata (Ambra ed Erica). In barba alla pioggia, c’era Manuel che piazzava l’infradito nella pozzanghera, e Davide lo consolava con un: “nessuno è mai morto di pioggia”!

Ah sì, e poi tornando a casa, sono finita in mezzo ad un’orchestra femminile giapponese. Sembrava di essere in un cartone animato: divise alla marinaretta, calzini bianchi mezzo corti, chiacchiericcio uataaa-iuooo, e rigore nell’attraversamento pedonale. Devo averle scandalizzate assai attraversando la strada vuota col rosso, mentre il loro istruttore con le mani avanti dirigeva il traffico inesistente intimandole di aspettare!

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L’enigma del bonsaibaba

L’altra settimana è venuto a trovarci un bonsai, anzi, una bonsai. Accavalla le gambe, come una pasciuta donna di Botero. Raffinata ed esigente. Non ama fare il bagno: meglio la doccia, con acqua limpida, che scivola via senza macchia.

Le piace scrivere. Sparge fogli, pergamene con misteriose iscrizioni, come un oracolo. È un’amante della calligrafia! Ieri ha scritto: alluvione; Camargue! Oggi ha scritto: torrone, Grecia! Frammenti di storie passate. E poi, con le foglie nuove verdi, prevede il futuro! Aspetta, aspetta… guarda là… c’è una fogliolina gialla… giallo come un raviolino… chissà cosa vorrà dire? vedremo, vedremo.

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Il radicio e il concerto

C’era una volta un radicio picio picio. Poichè era il più picio di tutti, veniva chiamato ‘radicieto scoresa’: no iera niente de lui, solo due ciuffetti che sparivano nella calca. Nella cesta delle verdure faceva ‘cucù’! e a malapena si sentiva la sua vocina. Un giorno venne preso come da un soffio di vento, e il mondo sotto di lui cominciò a girare… uooouuu… tutto si muove… blubb che paura!

Il radicieto fu portato da barbiere, che gli tagliò corta la frangetta. Poi in piscina, poi in sauna. Poi gli fecero una maschera di bellezza, con una crema profumata. E poi lo vestirono di tutto punto, pizzi e volant millefoglie. Non sapeva che sarebbe stato portato ad un concerto. Col suo abito da sera nuovo, sentì le orecchie ronzare: un rumore di chitarra hawaiana proveniva dall’altra stanza (iera Dado che gratava le corde della slide…).

Nel coro: ricotta, parmigiano, speck, pasta sfoglia ed erbe di provenza.

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Giardinaggio (rudimenti di base)

La pervinca è una pianta infestante. La tengo in un vaso fuori dalla finestra, e in primavera mi regala molti fiori blu. L’anno scorso le avevo “pettinato” la chioma, separando e ricomponendo tutti i rami che avevano formato un intrico.
Oggi l’ho scoperta che ha raggiunto, con lunghissime dita, l’altro lato della finestra, seguendone tutta la cornice nell’angolo; e si sta “prendendo ” anche l’altro vaso, quello del geranio, facendoci il giro intorno alla base, come da brava pianta del sottobosco qual è, che forma tappeti di foglie.
Infestante, ma bellissima.

p.s. Ieri, per sbaglio, ho rotto un fiore in boccio del geranio, accidenti. L’ho ripiantato così come stava, e ora ha ricominciato ad aprirsi e fiorire… Col geranio, la talea funziona bene.

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Balla, Barbarina, balla!

1987. Doposcuola. Barbara, fresca di pattinaggio artistico, mi insegna delle coreografie inventate sul momento, e in due ci esercitiamo a fare i “numeri” a casa sua.

2007. Dopocena. Barbara, come ci aveva detto domenica a Barcola, stasera balla in piazza Unità le coreografie della festa della radio, vestita “da donna”, come dice lei (sta benissimo, n.d.r.).
Con l’abbronzatura e i tacchi alti, gira sulle note di “Mas que nada”, la stessa musica che Dado ed io ascoltavamo nei giorni precedenti alle nozze (oba-o-ba-o-baaa…).

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